Gli Stati Uniti avrebbero subordinato il rilascio del visto al capo dell’esercito sudanese Abdel Fattah al-Burhan, atteso all’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, all’accettazione di una tregua di 90 giorni nella guerra contro le Forze di supporto rapido (Rsf). La notizia, data in esclusiva da Reuters, si basa sulle parole di una fonte diplomatica sudanese e di un analista occidentale vicino a funzionari statunitensi e sudanesi.
Al-Burhan, leader di fatto del Sudan, ha rinviato il viaggio a New York e non avrebbe ancora ricevuto una comunicazione ufficiale sul mancato rilascio del visto. Secondo un’altra fonte sudanese citata dall’agenzia, sarà il ministro degli Esteri Mohieldin Salem a intervenire al suo posto all’Assemblea generale.
L’esercito sudanese aveva già espresso a luglio riserve sul piano di cessate il fuoco sostenuto dal consigliere statunitense per gli Affari arabi e africani Massad Boulos. Secondo la fonte diplomatica, al-Burhan respinge l’impostazione «prendere o lasciare» della proposta, sostenendo che qualsiasi offerta debba poter essere modificata.
Intanto, l’ambasciatore sudanese all’Onu, Al-Harith Idriss Al-Harith, ha chiesto al segretario generale Antonio Guterres un «intervento immediato» per ottenere il visto. Il portavoce dell’Onu Stéphane Dujarric ha detto che Guterres è «profondamente preoccupato» per il mancato rilascio e che sta discutendo la questione con Washington.
Il dipartimento di Stato statunitense non ha commentato direttamente il caso del visto. Il portavoce Tommy Pigott ha detto però che né le Forze armate sudanesi, né le Rsf, né i rispettivi leader, rappresentano un governo «legittimo e costituzionale» del Sudan, aggiungendo che Washington intende aumentare il costo della prosecuzione del conflitto per le parti belligeranti e per le reti che lo alimentano.



