Onu, l’appello finale di Guterres: “Subito un seggio permanente per l’Africa”

di Tommaso Meo

La governance delle Nazioni unite, e soprattutto la garanzia di rappresentatività nella più importante organizzazione internazionale del mondo, sono state il cuore dell’ultimo discorso all’Assemblea generale Onu di Antonio Guterres, il dimissionario segretario generale.

Un discorso in cui anche l’Africa è stata centrale: al continente infatti, Guterres ha dedicato ampio spazio, ricordando a tutto il mondo come la struttura delle Nazioni unite continui a ruotare attorno a un modello determinato dai Paesi vincitori della Seconda guerra mondiale. Una realtà, quella descritta dal podio di New York, di fatto bloccata agli albori, in cui la mancanza di riforme istituzionali, a cominciare dal Consiglio di sicurezza, sono uno dei problemi principali. Lo dimostra il fatto, ha detto Guterres, che questa struttura non gode più della stessa legittimità di quando è stata creata nel 1945, né dell’efficacia necessaria per la gestione delle crisi.

«L’esempio più lampante è l’Africa» ha ricordato il diplomatico, facendo un esempio molto pratico: «Quanto l’Onu fu creata, la maggior parte dei Paesi africani viveva ancora sotto il dominio coloniale». Ottanta anni dopo, il continente africano paga ancora un prezzo altissimo: «Oggi l’Africa non ha un seggio permanente nel Consiglio. Un Consiglio di sicurezza del XXI secolo senza una rappresentanza permanente dell’Africa è ingiusto e indifendibile».

Guterres, dal podio di New York, ha anche offerto un altro suggerimento ai leader mondiali che lo stavano ascoltando: la necessità di riformare l’architettura finanziaria internazionale e di alleggerire il debito per una maggiore efficienza ed equità.

Questi due grandi temi, la rappresentanza africana alle Nazioni unite e l’architettura finanziaria globale, sono due dei principali temi che la politica africana, da decenni, porta avanti nei vari consessi internazionali. Negli ultimi anni, il presidente keniota William Ruto, ma anche il suo collega ghanese John Dramani Mahama e moltissimi altri, hanno denunciato regolarmente l’esclusione dei 54 Stati membri dell’Unione africana dalla rappresentanza permanente, definendola una mancanza di legittimità per l’intero sistema multilaterale. Le istanze africane sono chiare: un seggio nel Consiglio di sicurezza per l’Unione africana, la creazione di agenzie di rating interne al continente, le richieste di revisione del servizio del debito (ovvero gli interessi e i costi accessori, spesso superiori al debito stesso), il sostegno economico alla transizione energetica.

Di recente gli Stati Uniti si sono detti favorevoli alla creazione di due seggi permanenti per l’Africa, un’iniziativa sostenuta anche dal Segretario generale Guterres, ma resta ancora intatto, e mai discusso, il nodo cruciale del diritto di veto, che le potenze attuali faticano a cedere.

Un bel passo avanti per il ruolo dell’Africa dentro l’Onu potrebbe poi arrivare con la nomina del nuovo segretario generale. Tra i candidati a succedere a Guterres, infatti, c’è anche l’ex presidente senegalese Macky Sall. La corsa di Sall alla guida delle Nazioni Unite è sostenuta inizialmente dal Burundi e poi appoggiata anche dal Senegal.

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