Il governo del Senegal ha espresso «profonda preoccupazione» per le sanzioni statunitensi contro Abdoulaye Seye, cittadino senegalese e Senior Trial Lawyer nell’Ufficio del Procuratore della Corte penale internazionale (Cpi).
In una nota, il ministero dell’Integrazione africana, degli affari esteri e dei senegalesi all’estero ha espresso «piena solidarietà» a Seye — anche candidato del Senegal all’elezione a giudice della Cpi — oltre che agli altri funzionari e al personale della Corte colpiti dalle sanzioni.
Il Senegal, primo Paese a ratificare lo Statuto di Roma, ha definito la Cpi un pilastro essenziale nella lotta contro l’impunità e uno strumento fondamentale della giustizia penale internazionale, avvertendo che ogni misura in grado di limitare l’indipendenza, la sicurezza o la capacità operativa di giudici e personale rischia di minarne l’integrità e il corretto funzionamento.
Dakar ha ribadito il proprio impegno per il multilateralismo, il diritto internazionale e l’indipendenza della giustizia internazionale, annunciando consultazioni con partner africani e internazionali per tutelare la Cpi.
Le sanzioni contro Seye e la presidente della Corte, la giapponese Tomoko Akane, sono state annunciate martedì dal segretario di Stato Usa Marco Rubio, secondo cui i due avrebbero favorito indagini e mandati d’arresto verso cittadini di Paesi che non riconoscono la giurisdizione della Cpi. Seye ha fatto parte del team che ha sostenuto il mandato d’arresto contro il premier israeliano Netanyahu.



