La trappola delle “barche della morte” sul fiume Congo

di Tommaso Meo

A Ngombe-Lukolela, nella provincia congolese dell’Equatore un battello ha travolto una “baleinière” artigianale e sovraccarica provocando almeno 30 morti

Una collisione tra imbarcazioni sul fiume Congo, in Repubblica democratica del Congo (Rdc), ha causato la morte di almeno 30 persone e decine risultano ancora disperse. L’incidente è avvenuto domenica sera vicino alla zona di Ngombe-Lukolela, nella provincia dell’Equatore, nel nord-ovest della Rdc, e le autorità congolesi hanno dichiarato, tramite una nota ufficiale diffusa questa mattina, che sono in corso le operazioni di ricerca e soccorso per eventuali dispersi.

Crispin Mputu, ministro degli Interni della provincia dell’Equatore, ha detto all’agenzia di stampa statale Agence congolaise de presse che «un’imbarcazione metallica chiamata ‘Dieu se cache’, proveniente da Kinshasa», la capitale del Paese, si è scontrata con «un’imbarcazione in legno chiamata ‘Hb super victoire’ che proveniva da Businga. Quasi tutti i passeggeri a bordo sono rimasti intrappolati sott’acqua e l’imbarcazione stessa è affondata». Mputu ha detto che le persone annegate sono già state sepolte.

Incidenti ricorrenti

Non è chiaro cosa abbia causato l’incidente e, come osservato dallo stesso Mputu nella sua dichiarazione, si verificano molti incidenti di questo tipo quando le imbarcazioni viaggiano di notte. Tragedie analoghe sono frequenti nella Repubblica Democratica del Congo e le cause sono spesso attribuite, oltre alla navigazione notturna, al sovraffollamento delle imbarcazioni. Gli scarsi standard di sicurezza e la mancanza di infrastrutture nelle zone remote del Paese contribuiscono anch’essi ai disastri nautici, che negli ultimi anni hanno causato centinaia di vittime.

I dati dei ministeri competenti congolesi e delle agenzie umanitarie evidenziano una serie di cause ricorrenti che rendono il trasporto fluviale e lacustre un’attività ad altissimo rischio: solo sul fiume Congo, a dicembre 2025 nel tratto tra Mbandaka e Lukolela (provincia dell’Equatore) c’è stato il naufragio di una chiatta sovraccarica partita di notte per eludere i controlli, con decine di vittime e dispersi. A settembre 2025, sempre a Lukolela, il ribaltamento dell’imbarcazione Hb Bonga a circa 120 chilometri a valle di Mbandaka ha causato oltre 100 morti e 140 dispersi, mai ritrovati, e negli anni precedenti i dati ministeriali mostrano un trend davvero drammatico, con centinaia di morti.

I pericoli delle baleiniàres sul fiume Congo

La Rdc ha un’estensione pari all’Europa occidentale ma possiede meno di 3.000 chilometri di strade asfaltate praticabili. Per milioni di persone dell’entroterra equatoriale, le imbarcazioni fluviali sono l’unico mezzo di collegamento verso i mercati urbani e Kinshasa: la navigabilità del fiume Congo è condizionata da una morfologia idrografica complessa e sebbene il corso d’acqua offra oltre 1.700 chilometri continui di navigazione interna nel suo medio corso, è intervallato da barriere naturali invalicabili e corridoi fluviali ad alto rischio di incaglio e capovolgimento.

Le imbarcazioni (spesso semplici chiatte di legno o “baleinières” assemblate artigianalmente) viaggiano regolarmente con un carico di merci e passeggeri triplo o quadruplo rispetto alla portata nominale, compromettendo la galleggiabilità e la stabilità in caso di manovre improvvise o secche. Le “baleiniàres” non sono certo moderne navi passeggeri, ma scafi in legno a fondo piatto lunghi dai 20 ai 40 metri, mossi da motori diesel da camion o gruppi elettrogeni adattati. Non hanno compartimenti stagni né paratie: se l’acqua entra o se si crea una falla nello scafo in legno, l’imbarcazione si inabissa in pochi minuti. Inoltre, per eludere i posti di controllo portuali, le tasse e i limiti di carico imposti dalle capitanerie, molti battelli salpano di notte.

Le acque non sono poi dotate di fari, boe o segnaletica luminosa, e le imbarcazioni artigianali sono prive di radar e luci di posizione. I viaggi fluviali sul Congo possono durare da diversi giorni a settimane e nelle statistiche ufficiali dei soccorsi, la maggior parte dei corpi recuperati appartiene a donne e bambini: questo succede perché i passeggeri paganti a tariffa ridotta viaggiano stipati nelle stive inferiori, sotto carichi di merci (fusti d’olio, sacchi di manioca, carbone) e, quando e se la barca si capovolge, chi si trova sotto rimane intrappolato senza alcuna via d’uscita.

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