Le indagini del Kenya Wildlife Service collegano la morte di 15 pachidermi all’uso di sostanze tossiche nelle coltivazioni di pomodori
di Andrea Spinelli Barrile
La moria di elefanti all’Amboseli Park, nel Kenya meridionale, dove nel giro di appena un mese, tra il 24 giugno e il 24 luglio, sono state ritrovate le carcasse di ben 15 pachidermi, sembra avere un colpevole: il cianuro.
Lo ha rivelato Wildlife Direct, organizzazione di beneficenza con sede a Nairobi e fondata dall’ambientalista keniano Richard Leakey, che citando le indagini condotte dalla Kenya Wildlife Service (Kws), l’autorità per la tutela faunistica del Paese africano, ha collegato le morti degli elefanti alla contaminazione da cianuro, riconducibile all’uso di pesticidi nelle coltivazioni di pomodori.
Il Parco nazionale di Amboseli, il Santuario di Kimana e il Kuku ranch sono aree contigue in cui vivono circa 2.000 elefanti, attorniate da importanti aziende agricole nella contea di Kajiado, dove si producono principalmente proprio pomodori, oltre a cipolle e carne rossa, distribuiti poi nei mercati di tutto il Paese. Le analisi effettuate dai laboratori del Kws sui campioni delle carcasse hanno rivelato che dieci di loro presentavano segni di paralisi parziale antecedenti al decesso, avvenuto poi in uno o due giorni. La maggior parte degli elefanti morti sono femmine o cuccioli, il che rappresenta un colpo grave al nucleo riproduttivo di quella mandria.
I rischi per la salute
Wildlife Direct sostiene che, se queste sostanze chimiche sono sufficientemente letali da uccidere gli elefanti, potrebbero anche contaminare gli alimenti che arrivano in tavola: «La morte di almeno 15 elefanti nell’ecosistema di Amboseli non è semplicemente una tragedia per la fauna selvatica. È un monito che evidenzia la necessità di una riforma urgente dei sistemi di gestione, supervisione e applicazione delle normative in materia di pesticidi in Kenya», si legge in una dichiarazione dell’organizzazione.
Il problema, in realtà, sembra essere molto più esteso di quanto si pensi: nel gennaio del 2026, sei leoni e 32 avvoltoi sono morti avvelenati nello stesso ecosistema e una recente verifica da parte del revisore generale dei conti ha rilevato che il Pest Control Products Board (Pcpb), l’autorità di monitoraggio sulle sostanze pericolose in agricoltura, non è riuscito a far rispettare adeguatamente le normative a livello nazionale. I dati dei sequestri di pesticidi scaduti, contraffatti e non registrati confermano un trend in forte crescita, con un record di 28.617 chilogrammi di prodotti pericolosi sequestrati soltanto durante l’anno 2024/25.
Pesticidi ed esche avvelenate
L’espansione agricola vicino alle riserve è un tema sempre più critico per la convivenza uomo-natura, una situazione che troppo spesso spinge gli agricoltori a usare sostanze letali per proteggere i raccolti dalle razzie degli elefanti. Secondo i dati della Kenya Agriculture and Livestock Research Organization (Kalro), oltre il 76% del volume dei pesticidi utilizzati nel Paese è classificato come altamente pericoloso. Il tema è anche al centro delle relazioni commerciali tra Unione europea e Kenya: oltre il 35% degli ingredienti attivi usati in Kenya è infatti vietato nell’Ue a causa dei rischi oncologici, endocrini o ambientali. Aree come la contea di Kajiado registrano inoltre un forte traffico illegale di pesticidi non registrati provenienti dai Paesi confinati, come la Tanzania.
Questi prodotti vengono applicati massicciamente nell’orticoltura intensiva di pomodori, patate, mais, caffè, tè e fiori da esportazione. Spesso mancano i dispositivi di protezione, i dosaggi sono errati e non si rispettano i tempi di carenza prima della raccolta. Molti insetticidi e sostanze tossiche (come gli organofosfaturati) non vengono usati per trattamenti fitosanitari, ma come esche avvelenate per uccidere predatori ed erbivori. Nel 2022, un gruppo di organizzazioni ambientaliste ha promosso un’azione legale presso l’Alta corte di Nairobi contro gli agrofarmaci pericolosi vietati in Uw, ottenendo lo status di “class action” per permettere agli agricoltori e alle comunità colpite di unirsi alla causa.
Una minaccia sanitaria
Di recente, sotto la pressione della società civile e dei dati scientifici, il governo del Kenya ha avviato una profonda riforma con la messa al bando di 77 prodotti e principi attivi altamente pericolosi, tra cui Carbofuran (Furadan), Chlorpyrifos, Chlorothalonil, Acephate, Thiacloprid, Diuron, Endosulfan, DDT, Aldrin, Dieldrin e Methamidophos.
Tuttavia, il cianuro non è un pesticida agricolo registrato, bensì un composto chimico ad altissima tossicità industriale (usato ad esempio nell’estrazione mineraria dell’oro). La sua presenza sui pomodori ad Amboseli indica un impiego delittuoso intenzionale come esca mortale per gli elefanti, rappresentando un reato gravissimo e una diretta minaccia sanitaria per la popolazione.



