Quattro giorni dopo che decine di migliaia di giovani hanno attraversato il confine per riversarsi nella città autonoma spagnola di Ceuta la situazione è gradualmente tornata alla normalità. La maggior parte delle persone arrivate è ritornata in Marocco, volontariamente o accompagnata dalle autorità locali, mentre qualcuno si trova ancora oltre confine.
La Spagna ha stimato in circa 60.000 le persone giunte a Ceuta, «quasi tutte» rientrate poi in Marocco. Secondo il ministero dell’Interno di Rabat, le stime sono leggermente diverse: «dai dati ottenuti tramite sistemi di sorveglianza e monitoraggio sul terreno, nei punti di partenza di quanti hanno tentato questi attraversamenti irregolari», è emerso che «quasi 40.000 persone si sono dirette verso la città di Ceuta e circa 1.135 persone verso la città di Melilla».
In una nota riportata dall’agenzia di stampa Map, il portavoce del ministero dell’Interno marocchino ha spiegato che i «recenti eventi ai valichi di frontiera di Ceuta e Melilla» non sono stati «spontanei», ma il «risultato di diversi fattori interconnessi, tra cui la manipolazione dello spazio digitale, la diffusione di informazioni fuorvianti, il ruolo delle reti di trafficanti di esseri umani e la falsa interpretazione di dati legali e amministrativi, finalizzata a creare l’illusione di un facile accesso allo spazio europeo senza conseguenze legali».
Anche sul numero delle vittime i dati si discostano. E di molto. La nota marocchina cita «un solo decesso accidentale, a seguito di una caduta da una zona rocciosa vicino alla città di Ceuta, oltre a dieci annegamenti», mentre le autorità spagnole hanno parlato di 88 persone morte durante la traversata a nuoto del confine. L’Associazione marocchina per i diritti umani ha denunciato quasi 130 vittime e decine di dispersi.
Il ministero dell’Interno del Marocco ci ha infine tenuto a rimarcare che il Paese nordafricano «rimane un partner affidabile e responsabile, fermamente impegnato a rafforzare la cooperazione e il coordinamento internazionale nella lotta contro la migrazione irregolare e la tratta di esseri umani», sottolineando che «i flussi migratori possono essere gestiti solo attraverso un approccio basato su responsabilità condivisa, solidarietà e ripartizione degli oneri».



