A differenza della copertura ricevuta in Italia e sulla stampa internazionale, la richiesta di condanna formulata ieri dalla procura di Roma nei confronti di quattro funzionari egiziani accusati del sequestro, della tortura e dell’omicidio di Giulio Regeni è per ora passata sotto silenzio nei principali media egiziani. Nelle ultime 48 ore, sui portali d’informazione più letti del Paese, tra cui Egypt Independent, Al-Masry Al-Youm, Youm7 e Al-Ahram, non ci sono articoli di rilievo dedicati alla requisitoria, né approfondimenti sul processo in corso a Roma.
Ieri i magistrati italiani hanno chiesto l’ergastolo per l’ex ufficiale dell’intelligence egiziana Magdi Sharif e 17 anni e sei mesi di reclusione per gli altri tre imputati. Secondo la procura, Regeni fu sequestrato al Cairo il 25 gennaio 2016, torturato per giorni e successivamente ucciso da appartenenti agli apparati di sicurezza dello Stato. Durante la requisitoria, il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco ha sostenuto che il ricercatore italiano fu vittima di un’azione compiuta da «uomini dello Stato» e ha accusato le autorità egiziane di avere sistematicamente ostacolato l’accertamento della verità.
Il governo egiziano continua a respingere ogni coinvolgimento degli apparati statali nell’omicidio. Il processo, celebrato in contumacia davanti alla Corte d’Assise di Roma, rappresenta il più importante tentativo giudiziario finora condotto per fare luce sulla morte del ricercatore friulano, il cui corpo fu ritrovato il 3 febbraio 2016 lungo l’autostrada tra Il Cairo e Alessandria con evidenti segni di torture.
L’assenza di una copertura significativa è in linea con il trattamento generalmente riservato al caso Regeni da gran parte della stampa vicina alle autorità egiziane, che negli anni ha spesso minimizzato gli sviluppi giudiziari emersi in Italia o riproposto la posizione ufficiale del Cairo. La sentenza del processo è attesa nei prossimi mesi.



