I Paesi africani e caraibici hanno rilanciato la richiesta di riparazioni per la schiavitù transatlantica. Al termine di una conferenza internazionale di tre giorni che si è svolta in Ghana, l’Unione africana e la Comunità dei Caraibi (Caricom) hanno approvato un piano in 19 punti che chiede scuse formali ai Paesi che hanno tratto beneficio dalla tratta degli schiavi, la cancellazione del debito dei Paesi colpiti e la creazione di un fondo globale per le riparazioni. Il piano non menziona però quali Paesi debbano presentare le scuse.
Il documento prevede inoltre la restituzione dei beni culturali saccheggiati, misure di giustizia climatica e percorsi di cittadinanza per gli africani della diaspora. L’iniziativa segue l’approvazione, a marzo, di una risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, promossa dal Ghana, che definisce la schiavitù transatlantica il «crimine più grave contro l’umanità». La risoluzione è stata approvata con 123 voti a favore, ma gli Stati Uniti, Israele e altri 52 Paesi, tra cui i membri dell’Unione Europea e la Gran Bretagna, si sono opposti o si sono astenuti.
Alla conferenza hanno partecipato diversi capi di Stato africani e caraibici. «Nessuno di noi qui riuniti oggi in questa sala può essere ritenuto personalmente responsabile delle atrocità della tratta transatlantica degli schiavi», ha detto ai delegati il presidente del Ghana John Dramani Mahama. «La storia non ci chiede di ereditare la colpa, ma ci chiede di ereditare la responsabilità». Il presidente francese Emmanuel Macron ha invitato a considerare le riparazioni come un processo di riconoscimento storico e non come una semplice compensazione economica.
Furono almeno 12,5 milioni gli africani rapiti e trasportati con la forza verso il continente americano o l’Europa tra il XV e il XIX secolo.



