Soldi senza frontiere

di Tommaso Meo

di Andrea Censoni

Dai bonifici lenti e costosi via Europa ai trasferimenti istantanei tra valute locali: in Africa è in corso una trasformazione profonda. Spinta da innovazioni nate dal basso, come il denaro mobile, e da nuovi sistemi panafricani, sta ridisegnando i flussi finanziari del continente e riducendo la dipendenza dal dollaro: oggi il denaro viaggia sempre più via smartphone

C’è una scena che racconta meglio di qualsiasi statistica cosa sta cambiando in Africa. Un commerciante di tessuti a Lagos paga un fornitore in Ghana. Fino a pochi anni fa, quel pagamento faceva un lungo giro: partiva da una banca nigeriana, passava per un intermediario a Londra o Parigi, veniva convertito in dollari e arrivava a destinazione dopo giorni, alleggerito da commissioni anche dell’8-9%. Oggi lo stesso commerciante prende il telefono, apre un’app e in pochi secondi il denaro arriva a destinazione: parte in naira e viene ricevuto in cedi. Senza passaggi all’estero, senza cambi in dollari, senza attese. Qualcosa, evidentemente, sta cambiando. Non per effetto di una grande riforma calata dall’alto, ma grazie a trasformazioni che nascono dal basso: dagli smartphone, dai mercati locali, da nuove imprese che stanno costruendo soluzioni su misura per i problemi del continente. Il punto di partenza è ormai una storia nota. Nel 2007, in Kenya, Safaricom lancia M-Pesa: un sistema per inviare denaro tramite sms. In pochi anni, milioni di persone, che non avevano mai avuto un conto in banca, iniziano a pagare affitti, ricevere stipendi, mandare soldi ai familiari. Tutto dal telefono. Oggi l’Africa concentra circa il 74% delle operazioni globali di denaro mobile, con volumi che superano i mille miliardi di dollari l’anno.

Eppure resta un limite evidente: il denaro circola bene all’interno dei singoli Paesi, ma fatica a muoversi oltre confine. Per anni, oltre l’80% dei pagamenti tra Paesi africani è passato attraverso banche fuori dal continente, con costi stimati in miliardi di dollari l’anno. In altre parole, per spostare soldi da Dakar ad Addis Abeba si continuava a passare da circuiti esterni all’Africa.

La risposta istituzionale si chiama Papss, il sistema panafricano di pagamenti promosso dall’Unione Africana. L’obiettivo è semplice: permettere a imprese e cittadini di pagarsi direttamente in valute locali, senza passare dal dollaro. Un’azienda ugandese può così saldare un fornitore senegalese senza uscire dal circuito africano.

Accanto a questo sistema stanno nascendo nuovi strumenti: carte di pagamento continentali e piattaforme che consentono di scambiare direttamente decine di valute africane. Il tentativo è chiaro: trattenere valore, dati e commissioni all’interno del continente.

Ma proprio qui emerge una contraddizione interessante. Mentre le istituzioni cercano di ridurre la dipendenza dal dollaro, milioni di africani fanno il contrario: proteggono i propri risparmi legandoli proprio alla valuta americana, attraverso le cosiddette “stablecoin”, criptovalute ancorate a un valore stabile. In Nigeria, dove la naira ha subito forti svalutazioni, usare queste soluzioni è diventato per molti una necessità quotidiana più che una scelta tecnologica.

Le due tendenze, però, non si escludono. Raccontano piuttosto un sistema in piena trasformazione, in cui convivono spinte diverse: da un lato la costruzione di un’infrastruttura finanziaria autonoma, dall’altro il bisogno immediato di stabilità da parte di cittadini e imprese.

I numeri confermano la direzione: gli investimenti nelle tecnologie finanziarie africane sono in crescita (il fintech africano nel 2025 ha raccolto 1,64 miliardi di dollari, con un aumento del 46% rispetto all’anno precedente) e i pagamenti tra Paesi del continente sono destinati ad aumentare rapidamente nei prossimi anni (secondo gli analisti il mercato potrebbe triplicare entro il 2035). Ma, al di là delle cifre, è il cambiamento strutturale a colpire.

Per la prima volta, le regole del gioco non arrivano solo dall’esterno. Sempre più spesso nascono dentro l’Africa stessa. E, come nel caso di quel commerciante di Lagos, stanno già cambiando il modo in cui il denaro si muove ogni giorno.

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