di Céline Nadler
Tra riforme alle frontiere, uso della biometria e contrasto alla corruzione interna, il governo mette in campo una serie di nuove soluzione di gestire l’immigrazione irregolare e fermare gli attacchi contro gli stranieri
Il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa ha annunciato una linea dura contro l’immigrazione irregolare, condannando però all stesso tempo le recenti violenze xenofobe e gli episodi di giustizia sommaria ai danni dei cittadini stranieri. In un discorso rivolto alla nazione, il capo dello Stato ha avvertito che il governo agirà contro chiunque sfrutti il malcontento popolare per perseguire «agende politiche, personali e criminali», ribadendo che solo le autorità statali hanno il mandato di far rispettare le leggi.
La presa di posizione arriva dopo settimane di tensioni che hanno spinto Mozambico, Ghana e Nigeria ad avviare il rimpatrio di alcuni propri connazionali. Secondo le autorità di Maputo, almeno cinque mozambicani sono rimasti uccisi negli attacchi registrati nell’area di Mossel Bay, mentre il bilancio ufficiale del Sudafrica conferma al momento due decessi.
Ramaphosa ha tenuto a precisare che le tensioni sociali derivano principalmente da povertà e disoccupazione, e non dalla presenza stessa dei migranti, esortando la popolazione a fermare gli attacchi: «Non dobbiamo permettere che la nostra arroganza si rivolti contro gli stranieri o gli uni contro gli altri. Dobbiamo tutti rispettare la Costituzione e tutelare i diritti umani fondamentali».
La principale novità strutturale annunciata da Ramaphosa riguarda il trasferimento graduale dei centri di accoglienza per rifugiati verso i valichi di frontiera, un processo che inizierà quest’anno partendo dalla struttura di Tshwane. «Molti altri Paesi dispongono di centri situati vicino ai luoghi di ingresso», ha spiegato precisando che lo spostamento mira a elaborare le domande di asilo in modo più sicuro ed equo. «Questo permetterà al governo di determinare le esigenze di protezione direttamente al punto di ingresso, garantendo assistenza immediata a chi ne ha realmente diritto».
Il piano di riforma prevede inoltre un profondo intervento sul ministero degli Interni per sradicare l’inefficienza e la corruzione. «I funzionari che vendono documenti o agevolano l’ingresso illegale per profitto personale tradiscono il popolo sudafricano e saranno perseguiti senza sosta», ha avvertito il presidente. Per blindare il sistema verranno introdotte tecnologie all’avanguardia, tra cui un registro biometrico della popolazione, l’istituzione di tribunali speciali per l’immigrazione in modo tale da accelerare le espulsioni, e sanzioni molto più severe per i datori di lavoro che assumono personale irregolare.
Pur insistendo sul fatto che le leggi nazionali vadano rafforzate e applicate, Ramaphosa ha ricordato che la migrazione è una realtà globale e che il Sudafrica resta un Paese storicamente arricchito dall’immigrazione. Per gestire la complessità del fenomeno, il governo intensificherà l’azione diplomatica inviando a breve propri emissari in tutto il continente africano e nel resto del mondo.
Il Sudafrica ospita circa 4 milioni di cittadini stranieri, pari a circa il 5,1% della popolazione secondo Statistics South Africa, ma molti altri vivono nel Paese senza documenti. Allo stesso tempo, il Paese registra uno dei tassi di disoccupazione più elevati tra le economie emergenti, superiore al 30% (31,4% nel quarto trimestre del 2025). In questo contesto, le tensioni sociali tendono a tradursi ciclicamente in episodi di violenza contro le comunità migranti, spesso percepite come concorrenti nel mercato del lavoro informale e nell’accesso ai servizi.



