Dopo tre anni di conflitto il Sudan spinge per il ritorno alla normalità nelle università

di Tommaso Meo
Università di Khartoum

Il ministero dell’Istruzione superiore e della ricerca scientifica del Sudan ha ordinato a tutte le università e alle scuole superiori di riprendere le attività nelle loro sedi originarie entro il 1° agosto, pena l’esclusione dalle immatricolazioni per l’anno accademico 2026-2027.

La decisione, contenuta in un decreto del ministro Ahmed Madawi Musa, riguarda gli atenei che, a seguito dello scoppio della guerra nell’aprile 2023, avevano trasferito le proprie attività in sedi temporanee all’interno del Paese, all’estero o attraverso piattaforme di didattica a distanza. Il provvedimento impone inoltre la chiusura di tutti i centri alternativi e delle sedi decentrate entro la stessa scadenza.

Secondo il ministero, la misura ha l’intento di riportare alla normalità il sistema educativo, ripristinando le attività accademiche e amministrative nei campus.

La guerra civile in corso ha inflitto danni gravissimi al settore universitario sudanese. Secondo le stime ufficiali, circa 120 università e istituti pubblici e privati, soprattutto nello Stato di Khartoum, hanno subito distruzioni quasi totali delle proprie infrastrutture. Laboratori, biblioteche, attrezzature e ospedali universitari sono stati saccheggiati o danneggiati, mentre le perdite complessive del settore sono state valutate in circa 3 miliardi di dollari.

Restano inoltre aperte le questioni dell’abbandono degli studi da parte degli studenti e dell’emigrazione di centinaia di docenti universitari.

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