Il neo eletto presidente del Benin Romuald Wadagni ha prestato giuramento ieri e nominato ufficialmente il suo primo governo, che sarà composto da 25 ministri, tra cui figurano ex-membri del governo Talon, tecnocrati e nuove figure politiche.
Il nuovo governo, proclamato con decreto presidenziale vede Yvon Dechenou mantenere il ministero della Giustizia e della legislazione, mentre Aristide Medenou assume la carica di ministro dell’Economia e delle Finanze, con delega anche alla Cooperazione. Corinne Amori Brunet è stata nominata ministra degli Affari esteri.
Il ministero dell’Interno e della pubblica sicurezza è stato affidato a Djibril Mama Cissé Moussa, mentre Gildas Agonkan eredita il ministero della Difesa nazionale. Nel settore sociale, Benjamin Ignace Boudourin Hounkpatin è stato nominato ministro della Sanità, Sèdami Mèdégan Fagla ministro dell’Istruzione superiore e della ricerca scientifica e Clément Kouchadé ministro dell’Istruzione secondaria.
Armand Kouyéma Natta assume la guida del ministero dell’Infanzia e dell’istruzione primaria, mentre Véronique Tognifodé è stata confermata alla guida del ministero della Famiglia e dell’azione sociale. Il portafoglio dell’Agricoltura, dell’allevamento e della pesca è stato affidato ad Adi Yétan Bloukounon Goubalan.
Il governo comprende anche Olushegun Adjadi Bakari al ministero del Turismo e del commercio estero, Yassine Lalountou Djalo al ministero della Cultura, delle arti e del patrimonio e Shadiya Alimatou Assouman al ministero del Commercio interno. Mahouna Akplogan è nominata responsabile della Trasformazione digitale e dell’innovazione, Edouard Dahome dell’Energia, dell’acqua e delle miniere e Georges Allè dell’ambiente di vita e dei trasporti.
Awaou Baco assumerà la guida del ministero delle Piccole e medie imprese e della promozione dell’occupazione, mentre Aurélie Adam Soulé Zoumarou viene nominato al ministero della Comunicazione e dei media. Il ministero dello Sport e dell’impegno civico è affidato a Benoît K. Dato.
Il ministero dell’Economia e delle finanze è assegnato a tre sottosegretari: Nicolas Yenoussi alle Finanze e alla Microfinanza, Rodrigue Chaou al Bilancio e alla Pubblica amministrazione e Hugues Oscar Lokossou alla Mobilitazione delle risorse esterne e alla gestione del debito.
Nel suo discorso inaugurale, Romuald Wadagni ha promesso che concentrerà il suo mandato sullo sviluppo sociale, la sicurezza e la cooperazione regionale, assicurando che il Benin «non cederà alla paura né all’autocompiacimento» di fronte alla minaccia terroristica. Wadagni ha detto di auspicarsi, e lavorerà in questo senso, un rafforzamento della cooperazione con i paesi dell’Alleanza degli Stati del Sahel (Aes), in un contesto regionale caratterizzato da persistenti tensioni diplomatiche: «In una sottoregione che affronta la minaccia terroristica, siamo condannati a lavorare insieme» ha detto il successore di Patrice Talon, accogliendo con favore la presenza delle delegazioni dei Paesi limitrofi. Erano infatti presenti una delegazione maliana, guidata dal ministro degli Esteri Abdoulaye Diop, una dal Burkina Faso, guidata dal capo della diplomazia Karamoko Jean-Marie Traoré, e una dal Niger, rappresentato dal primo ministro Ali Mahaman Lamine Zeine. Il capo di Stato beninese ha ribadito «la disponibilità del Benin ad agire di concerto» con i Paesi della sottoregione per combattere il terrorismo e promuovere la cooperazione basata su «stabilità, dialogo e rispetto».
Questo messaggio era rivolto in particolare agli Stati dell’Aes, Mali, Burkina Faso e Niger, i cui rappresentanti hanno partecipato alla cerimonia di inaugurazione. In particolare, visti i pessimi rapporti tra le precedenti amministrazioni, stupisce la presenza del primo ministro nigerino: le parole di Wadagni infatti giungono dopo diversi mesi di tensioni tra Benin e Niger, innescate dal colpo di stato militare del luglio 2023 a Niamey contro il presidente deposto Mohamed Bazoum. Le autorità nigerine hanno sempre accusato il Benin di ospitare basi militari straniere con l’intento di destabilizzare il Niger, accuse sempre respinte da Cotonou: la prolungata chiusura del confine tra Niger e Benin ha interrotto gli scambi economici, in particolare il transito del petrolio nigerino attraverso il porto di Cotonou. Tuttavia, proprio per mitigare questo clima di tensione, i paesi dell’Aes erano già stati invitati dalle autorità beninesi alle celebrazioni del 65esimo anniversario dell’indipendenza del Benin, a luglio 2025, ma avevano declinato l’invito, a dimostrazione della freddezza dei rapporti tra Cotonou e i regimi del Sahel.
Rinnovando il suo appello al dialogo regionale, Romuald Wadagni sembra voler avviare una nuova fase diplomatica con gli Stati del Sahel: «Insieme, possiamo costruire un’Africa forte compiendo le nostre scelte strategiche» ha detto il neo-presidente beninese, auspicando un rafforzamento della cooperazione africana di fronte alle sfide economiche e di sicurezza del continente. Sebbene il Benin sia meno colpito dalla violenza jihadista rispetto ai tre paesi dell’Aes, il nord del paese è comunque teatro da diversi anni di attacchi attribuiti al Gruppo per il sostegno dell’Islam e dei musulmani (Jnim), un’organizzazione affiliata ad Al-Qaeda



