Droni sull’aeroporto di Khartoum: il Sudan accusa l’asse Etiopia-Emirati

di Tommaso Meo

La guerra in Sudan rischia una pericolosa escalation regionale. Il governo di Khartoum ha accusato ufficialmente l’Etiopia e gli Emirati Arabi Uniti di aver orchestrato un massiccio attacco con droni contro l’aeroporto internazionale della capitale e diversi obiettivi strategici. La denuncia, che parla di «prove concrete» sulla provenienza dei velivoli, ha innescato una crisi diplomatica con il richiamo dell’ambasciatore sudanese ad Addis Abeba.

I raid condotti lunedì hanno preso di mira non solo lo scalo principale, ma anche quartieri residenziali e installazioni militari chiave, tra cui la base del corpo segnali a Khartoum Nord e il centro di addestramento di al-Markhiyat a Omdurman. Per ragioni di sicurezza, le autorità hanno disposto l’evacuazione del personale e la chiusura dello scalo per 72 ore. Nel corso di una conferenza stampa congiunta, il ministro degli Esteri Mohieddin Salem e il portavoce militare Asim Awad Abd al-Wahab hanno dichiarato che i droni, presumibilmente di fabbricazione emiratina, sarebbero decollati dall’aeroporto di Bahir Dar, in Etiopia.

Secondo i vertici militari sudanesi, i dati tecnici raccolti indicherebbero un precedente: un drone emiratino sarebbe entrato nello spazio aereo nazionale già a marzo, operando nelle regioni del Nilo Azzurro e del Kordofan prima di essere abbattuto nei pressi di El Obeid. Queste incursioni sarebbero la prova un coinvolgimento esterno strutturato a supporto delle Forze di Supporto Rapido (Rsf), il gruppo paramilitare che combatte ormai da tre anni contro l’esercito regolare.

Addis Abeba ha però definito le accuse «infondate» e ha rilanciato a sua volta: secondo il ministero degli Esteri etiope, sarebbe Khartoum a destabilizzare il confine sostenendo gruppi ostili, inclusi mercenari legati al Fronte popolare di liberazione del Tigray (Tplf). La nota etiope suggerisce inoltre che le denunce del Sudan siano influenzate da «attori esterni» interessati a strumentalizzare le tensioni regionali per i propri obiettivi geostrategici.

Il coinvolgimento, seppur negato, di potenze regionali e l’uso ingente di tecnologie avanzate come i droni segnano la metamorfosi del conflitto sudanese: da scontro interno per il potere a una complessa guerra per procura nel cuore del Corno d’Africa, dove i confini nazionali sono sempre più porosi.

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