La Global Skill Partnership Italia-Etiopia: quali le regole del gioco?

di Tommaso Meo

di Danilo Trippetta Centro Studi Amistades

La nuova intesa tra Italia ed Etiopia punta a trasformare la gestione delle migrazioni lavorative, legando formazione, occupazione e cooperazione in un unico meccanismo operativo

Il 16 aprile il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali italiano e il Ministero del Lavoro e delle Competenze etiope hanno annunciato il lancio di una Global Skill Partnership (Gsp), un’intesa che punta a ridefinire la gestione della migrazione lavorativa tra i due Paesi. Nata comeĀ  un meccanismo operativo con obiettivi misurabili, finanziamenti definiti e un’architettura istituzionale articolata, la Gsp sembra rappresentare un passaggio poco visibile nel dibattito pubblico, ma rilevante sul piano geopolitico e delle politiche del lavoro internazionali.

La Gsp non nasce dal nulla. Poggia su un percorso diplomatico avviato con il Memorandum d’Intesa su Migrazione e MobilitĆ  firmato il 27 ottobre 2025 a Roma daĀ  Italia ed Etiopia. Quell’accordo (che coinvolge per parte italiana il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, il Ministero dell’Interno e il Ministero del Lavoro) rispondeva a una doppia necessitĆ : offrire alternative concrete alle rotte non regolarizzateĀ  e rispondere alla domanda di manodopera qualificata delle imprese italiane. Con la Gsp del 2026 si passa dalla cornice normativa alla macchina operativa.

Il meccanismo legale di ingresso prescelto ĆØ significativo: i lavoratori etiopi selezionati e formati potranno entrare in Italia ai sensi dell’articolo 23 del Testo Unico sull’Immigrazione (D.Lgs. 286/1998), che regolaĀ  l’ingresso per lavoro non stagionale nel quadro di accordi bilaterali. Non si tratta dunque di una finestra straordinaria, ma di un canale istituzionale consolidato che viene ora riempito di contenuto concreto.

Le competenze come moneta diplomatica

Il cuore della Gsp ĆØ un meccanismo di formazione articolato su due livelli. Da un lato, si costruiscono competenze spendibili sul mercato del lavoro etiope, rafforzando il sistema nazionale di istruzione e formazione tecnica e professionale (Tvet). Dall’altro, per i candidati destinati alla mobilitĆ  internazionale, ĆØ prevista una formazione pre-partenza che include componenti linguistiche, civiche e professionali specificamente calibrate sulle esigenze delle imprese italiane.

Questo schema (formare prima della partenza, in loco, con standard riconoscibili da entrambe le economie) ĆØ ciò che distingue la Gsp dai tradizionali decreti flussi, spesso percepiti come meri contingentamenti numerici privi di qualitĆ . 

Chi fa cosa: la rete istituzionale

L’architettura operativa ĆØ complessa e richiede una lettura attenta. Sul fronte italiano, l’esecuzione della formazione pre-partenza ĆØ affidata a Sviluppo Lavoro Italia, agenzia in-house del Ministero del Lavoro, con finanziamenti provenienti anche dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione (Fami) dell’Unione Europea. Sul fronte etiope, il Ministero del Lavoro e delle Competenze garantisce il raccordo con il sistema Tvet e i servizi di intermediazione del mercato del lavoro. La Banca Mondiale svolge un ruolo di assistenza tecnica, finanziata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze italiano, con attivitĆ  mirate al rafforzamento dei sistemi del mercato del lavoro locale, all’identificazione dei settori strategici e alla promozione della partecipazione del settore privato.

La presenza della Banca Mondiale conferisce invece credibilitĆ  internazionale al progetto, introducendo standard di monitoraggio e valutazione e aprendo la porta a ulteriori co-finanziamenti multilaterali.

Il Piano Mattei e la nuova Africa policy italiana

La Gsp va oggi letta come tassello di una strategia più ampia. ƈ una delle espressioni più concrete del Piano Mattei per l’Africa, di cui l’Etiopia ĆØ uno dei nove Paesi pilota selezionati nella sua prima fase. I settori di intervento coprono sanitĆ , istruzione e formazione, agricoltura, acqua, energia e infrastrutture. La Gsp si inserisce nel filone formativo e risponde anche a una delle criticitĆ  storiche della cooperazione allo sviluppo: il finanziamento di programmi che non producono occupazione nĆ© sviluppano mercati del lavoro locali. Qui, al contrario, la formazione professionale ĆØ direttamente collegata a domanda di lavoro reale, bilaterale e verificabile.

Sul fronte finanziario, il Piano Mattei può contare su una dotazione iniziale di circa 5 miliardi e 500 milioni di euro tra crediti, operazioni a dono e garanzie. La Gsp ĆØ finanziata specificamente dal Mef italiano, configurandosi dunque come investimento pubblico in capitale umano con ricadute attese sia per l’Italia che per l’Etiopia.

Le implicazioni geopolitiche

Almeno tre livelli di analisi meritano attenzione. Il primo ĆØ quello migratorio. Il Corno d’Africa ĆØ da anni una delle principali aree di origine e transito dei flussi migratori non regolarizzati  verso l’Europa. L’Etiopia, con oltre 120 milioni di abitanti e una popolazione giovane in rapida crescita, ĆØ un nodo cruciale di queste rotte. Offrire canali legali, formativi e ordinati non ĆØ solo un atto di cooperazione bilaterale: ĆØ una risposta strutturale a un problema che finora ĆØ stato affrontato prevalentemente con strumenti di contrasto (respingimenti, accordi con i Paesi di transito, finanziamenti alla guardia costiera libica). 

Il secondo livello ĆØ quello del mercato del lavoro italiano. Il meccanismo dei decreti flussi ha mostrato limiti strutturali evidenti: quote spesso non coperte nei settori in cui serve manodopera qualificata, burocrazia farraginosa, mismatch tra profili richiesti e profili disponibili. La Gsp punta a risolvere il problema a monte, co-progettando la formazione con le esigenze specifiche delle imprese italiane. Se il modello funzionasse, potrebbe essere replicato; e il fatto che il Ministero del Lavoro abbia giĆ  sottoscritto accordi analoghi con Bangladesh, India, Pakistan e altri Paesi suggerisce che Roma stia costruendo una rete strutturata di corridoi lavorativi.

Il terzo riguarda la competizione geopolitica in Africa. La Cina, la Russia, la Turchia e gli Emirati Arabi Uniti stanno intensificando la loro presenza nel continente africano con strumenti molto diversi: infrastrutture, basi militari, accordi commerciali preferenziali. L’Italia propone un modello diverso, centrato sullo sviluppo del capitale umano e sulla gestione ordinata delle migrazioni. Non ĆØ detto che sia più efficace nel breve periodo in termini di influenza geopolitica, ma presenta vantaggi in termini di sostenibilitĆ , legittimitĆ  e allineamento con il quadro normativo internazionale, incluso il Patto globale per una migrazione sicura, ordinata e regolare delle Nazioni Unite.

Nodi critici e questioni aperte

Sarebbe ingenuo ignorare le difficoltĆ . Il sistema Tvet etiope presenta ancora significative lacune infrastrutturali e qualitative. La filiera formazione-certificazione-riconoscimento delle qualifiche tra i due Paesi richiede un lavoro tecnico approfondito che non si risolve in pochi mesi. La partecipazione del settore privato, invocata da entrambe le parti, resta da strutturare concretamente: quali incentivi per le imprese italiane che assumono lavoratori etiopi formati nell’ambito della GSP? Quali meccanismi di garanzia per le imprese etiopi che formano lavoratori che potrebbero poi emigrare?

C’ĆØ poi il tema del rischio di brain drain: la formazione di qualitĆ , se non accompagnata da condizioni di lavoro dignitose anche in Etiopia, potrebbe paradossalmente accelerare l’emigrazione dei profili più qualificati, svuotando il mercato del lavoro locale. La Gsp dichiara di voler bilanciare le due componenti (formazione per il mercato domestico e formazione per la mobilitĆ ) ma i dettagli operativi di questo equilibrio non sono ancora pubblicamente definiti.

La Global Skill Partnership Italia-Etiopia ĆØ quindi un esperimento di politica migratoria di seconda generazione: non gestisce i flussi a posteriori, ma cerca di investire su formazione, certificazione e intermediazione istituzionale. ƈ ancora presto per valutarne l’efficacia, ma la sua architettura ĆØ concettualmente robusta e la rete di attori coinvolti (governi, Banca Mondiale, UE, settore privato) le conferisce una base più solida rispetto ai consueti annunci bilaterali.

Per l’Italia, rappresenta un banco di prova del Piano Mattei nel settore che più direttamente tocca le opinioni pubbliche europee: la migrazione. Per l’Etiopia, ĆØ un’opportunitĆ  di valorizzare il proprio capitale umano in un momento di significativa pressione economica e demografica. Per il dibattito europeo sulle migrazioni, ĆØ un modello alternativo da tenere d’occhio: non muri, non accordi con i Paesi di transito, ma corridoi lavorativi qualificati. Se funzionerĆ , altri vorranno replicarlo.

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