La narrazione sui diritti umani in Burkina Faso

di Tommaso Meo
Burkina Faso

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo commento di Piero Sunzini, cooperante in Burkina Faso con esperienza ultradecennale e vice direttore di Latitudini.

Anche sulla stampa italiana si legge del rapporto di Human Right Watch (HRW), Ong con sede a New York, che documenta come dal 2023 in Burkina Faso siano stati uccisi 1.837 civili. Le responsabilità sono addebitate al gruppo terrorista di matrice jihadista JNIM (Gruppo di sostegno all’islam e ai musulmani) e alle forze armate burkinabé.

Nigrizia.it da ampio risalto a questo rapporto in un articolo dove viene citata una delle curatrici che a Radio France Internationale (RFI) ha descritto «le forze di sicurezza burkinabé e i VDP sembrano essere più brutali e violente» rispetto allo JNIM. Pur riportando le atrocità di JNIM l’articolo si sofferma soprattutto sui comportamenti delle forze armate e dei Volontari per la difesa della patria (VDP), milizie civili che le sostengono. Sono accusate di impunità e di operare anche con rappresaglie contro i civili e responsabili della maggioranza delle uccisioni. È chiamato in causa direttamente il Presidente Ibrahim Traoré e i vertici nazionali dell’esercito che sono anche ritenuti rei di violenze sistematiche contro l’etnia Peul, accusata di collaborazionismo coi jihadisti. Anche Africarivista.it si sofferma su quest’ultimo aspetto, mettendo in evidenza che lo stesso Presidente dovrebbe essere indagato, secondo il rapporto, spingendosi ad un’equivalenza di responsabilità con Iyad Ag Ghaly, il leader di JNIM. Allo stesso modo, come nigrizia.it – due testate attente e equilibrate nell’analisi dei contesti africani -, riporta una citazione del direttore esecutivo di HRW,  Philippe Bolopion, francese, nato in Guyana, già corrispondente di Le Monde, France 24 e RFI: «La giunta militare sta commettendo abusi orribili, non assicurando alla giustizia i responsabili di tutte le parti coinvolte e limitando la copertura mediatica per nascondere le sofferenze dei civili intrappolati nella violenza».

Sarebbe stato interessante, però, leggere anche la posizione del governo burkinabé sul rapporto di HRW. E dire che l’opportunità era a portata di mano; proprio il giorno prima della pubblicazione dei due articoli, il 2 aprile, il Presidente Ibrahim Traorè ha rilasciato un’intervista a giornalisti della stampa internazionale, trasmessa in diretta sulla RTB – la rete nazionale del Burkina- alla quale è stata data ampia diffusione. In questa sede, Valerio Cataldi, reporter della RAI, ha fatto una specifica domanda propri sui diritti umani in Burkina Faso, citando il rapporto HRW, alla quale il Presidente ha risposto. Innanzitutto, indicando il “diritto alla vita” come il più importante tra i diritti che il governo ha voluto garantire al popolo burkinabé combattendo il terrorismo jihadista che, con distruzioni e omicidi, ha reso insicura la maggior parte del paese. Ha rivendicato la “riconquista” quasi totale del territorio nazionale e non ha negato eccessi delle forze dell’ordine e dei VDP, alcuni dei quali sono stati condannati in giudizio.  Ha ricordato come i diritti umani siano praticati dal suo governo quotidianamente, garantendo acqua, cibo e case ai propri cittadini, scuole ed educazione ai bambini che altrove vengono bombardati, trucidati e lasciati morire di fame e di freddo. Ha sottolineato che nessun paese occidentale ha aiutato il Burkina Faso quando i terroristi distruggevano scuole e massacravano ragazzi. Ha affermato che i terroristi sono contro i diritti dell’uomo e chi li combatte e dalla parte dei diritti. Ha concluso sul tema, ricordando la carta di Manden che, nella storia universale, è la prima dichiarazione dei diritti umani, promulgata nell’anno 1235 sull’altopiano di Kurukan Fuga, in Mali: la carta di riferimento dell’organizzazione civile di società africane ben organizzate, dove anche i diritti delle donne erano sviluppati.

Rivolgendosi a Cataldi, infine, il Presidente Traore ha anche avuto modo di ringraziare l’Italia, soprattutto le ONG, per l’umanità dimostrata nel salvataggio dei migranti africani che rischiano la vita nelle traversate, per cercare una vita migliore. Bloccare questo flusso, creando opportunità nel paese d’origine, ha sottolineato come sia un obiettivo del pacchetto dei diritti umani che il governo del Burkina Faso vuole perseguire.

Uno scenario articolato e complesso, quindi, che solo per essere messo a fuoco ha bisogno di essere conosciuto nei suoi differenti punti di vista. La stampa europea non sempre riesce a perseguire questo obiettivo.

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