Nessun keniano combatterà più per la Russia nè per l’Ucraina. Lo ha fatto sapere da Mosca il ministro degli Esteri keniota Musalia Mudavadi. Mudavadi si è recato appositamente nella capitale russa per chiedere al suo omologo Sergej Lavorv di interrompere l’arruolamento di cittadini keniani e negoziare il rilascio di quelli attualmente coscritti.
Mudavadi, dopo il colloquio con Lavrov, ha detto alla stampa che Mosca e Nairobi hanno concordato che i cittadini kenioti non combatteranno più per la Russia in Ucraina: «Abbiamo concordato che i kenioti non potranno più essere arruolati». Mudavadi ha aggiunto che saranno organizzati i servizi consolari per chi necessita assistenza.
Lavrov ha spiegato che i cittadini keniani arruolati «hanno firmato volontariamente contratti per combattere al fianco dell’esercito russo» e nessuno di loro sarebbe stato costretto. Secondo questa versione, la Russia non sta reclutando lavoratori migranti in Africa per arruolarli ma sta rispondendo «all’interesse proveniente dall’estero per il lavoro sul territorio russo».
Con queste parole Lavrov ha smentito un rapporto dell’intelligence keniana presentato al Parlamento di Nairobi a febbraio, in cui si sostiene che oltre 1.000 kenioti siano stati reclutati per combattere al fianco della Russia nella guerra in Ucraina. In seguito alla presentazione dell’indagine, è emerso il ruolo una rete di funzionari statali corrotti che avrebbero cospirato con organizzazioni di trafficanti di esseri umani per reclutare keniani da impiegare a fianco della Russia in Ucraina.



