Con «Investo in Senegal» la diaspora in Italia diventa motore di sviluppo

di Tommaso Meo

Non più solo rimesse per la sopravvivenza familiare, ma investimenti produttivi capaci di creare lavoro e trattenere i giovani nelle regioni più vulnerabili del Senegal. È questo l’obiettivo di «Investo in Senegal: per uno sviluppo economico, sociale e solidale», il progetto presentato il 5 marzo a Roma nell’ambaito della 9ª edizione dell’Italia Africa Business Week, ospitata a Villa Aurelia.

L’iniziativa, finanziata con due milioni di euro dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) e guidata da Amref Health Africa, ha una durata triennale e punta a supportare 50 realtà dell’economia sociale senegalese, con interventi concentrati nelle regioni più fragili del paese — Sud, Sud-Est e Nord — e 280.000 euro in contributi a fondo perduto per le imprese selezionate.

Che un’organizzazione specializzata nella salute si occupi di economia potrebbe sembrare anomalo. Non lo è, ha spiegato Marta Sachy, direttrice dei programmi di Amref Italia: «Garantire opportunità di crescita e di sostentamento di famiglie e comunità, attraverso la creazione di lavoro, è una chiave essenziale per colmare i divari in ambito salute, che è la nostra missione primaria». Una visione condivisa da Giovanni Grandi, direttore Aics di Dakar, secondo cui le rimesse della diaspora «iniziano ad essere orientate non solo al welfare familiare, ma anche agli investimenti produttivi e alle attività imprenditoriali nel proprio Paese di origine». In questo quadro, l’Italia ha un ruolo unico in Europa: è l’unico paese a riconoscere per legge le comunità immigrate come soggetti attivi della cooperazione.

Il pieno allineamento del progetto con le politiche di Dakar è stato confermato da Ndeye Deguene Sow, segretaria generale del ministero della Microfinanza e dell’economia sociale: «Il Presidente della Repubblica ha istituito il 2026 come anno dell’economia sociale e solidale. Sarà la leva strutturale per una crescita inclusiva e duratura, il cuore della nostra politica economica per lottare contro la povertà». Il governo ha già adottato un quadro legislativo specifico per strutturare il settore cooperativo, e il supporto tecnico italiano — insieme agli strumenti di microfinanza — è considerato essenziale per includere donne e giovani nel tessuto produttivo.

Per garantire risultati duraturi oltre la scadenza dei finanziamenti, il progetto fa leva su una rete di partner con ruoli distinti. L’associazione Disso Senegal ha curato l’individuazione delle aree più vulnerabili: «Andremo ad operare in zone che si stanno spopolando per il clima e per altre difficoltà — ha detto il presidente Kilap Gueye —. Lì dovremmo dare ai giovani delle possibilità per restare». E4Impact cura formazione imprenditoriale e internazionalizzazione, mentre Confindustria Assafrica e Mediterraneo promuove partenariati con le pmi italiane basati non sulla semplice esportazione, ma sul trasferimento di competenze e modelli organizzativi.

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