Tensione alle stelle in Uganda a pochi giorni dalle elezioni

di claudia

di Andrea Spinelli Barrile

A pochi giorni dalle elezioni presidenziali in Uganda la situazione è tesa. Amnesty International denuncia arresti arbitrari e diversi interventi delle forze di sicurezza che non sempre hanno permesso lo svolgimento pacifico dei comizi.

Con l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali ugandesi, previste il 15 gennaio, si svolgono ogni giorno, in tutta l’Uganda, raduni politici, comizi e manifestazioni, più o meno partecipate dalla popolazione, ma sempre sotto l’occhio vigile della polizia e del governo, che non sempre permette lo svolgimento pacifico di questi comizi elettorali. Secondo una denuncia di Amnesty international, le forze di sicurezza ugandesi hanno preso di mira diversi raduni dell’opposizione, adottando una forza eccessiva e non necessaria per disperderli e conducendo decine di arresti arbitrari, dai quali sono anche emersi casi di tortura e maltrattamenti.

Amnesty international ha diffuso un rapporto in cui sostiene di aver documentato numerosi episodi in cui gli agenti di sicurezza hanno lanciato gas lacrimogeni ad altezza uomo contro folle pacifiche a Kawempe e Iganga e hanno usato spray al peperoncino e picchiato le persone, azioni documentate anche da diverse televisioni nazionali ed internazionali. Secondo Amnesty, tali azioni repressive sono state accompagnate da indebite restrizioni alla circolazione delle persone, volte a rendere difficoltosi in particolare i raduni elettorali del partito di opposizione, il National unity platform (Nup): Amnesty dice di avere ricevuto segnalazioni e di avere raccolto “prove digitali verificate” di simili azioni violente anche in altre parti dell’Uganda.

Il Paese, nel frattempo, si appresta a votare e l’ottantenne Yoweri Museveni, candidato per un settimo mandato presidenziale e tra i non-monarchi più longevi al mondo, è in carica dal 1986, è ancora il favorito. I suoi principali sfidanti sono Robert Kyagulanyi Ssentamu, noto in mezzo mondo come Bobi Wine, leader della National unity platform (Nup) e il tenente generale Mugisha Muntu dell’Alliance for national transformation party (Ant).

Bobi Wine coi i suoi sostenitori. Foto di Sumy Sadurni / AFP

Secondo la denuncia di Amnesty, “le autorità hanno lanciato una brutale campagna di repressione contro l’opposizione e i suoi sostenitori, rendendo loro estremamente difficile esercitare il diritto alla libertà di associazione e di riunione pacifica”. Tigere Chagutah, direttore regionale di Amnesty international per l’Africa orientale e meridionale, ha ricordato che “le autorità ugandesi devono rispettare i propri obblighi in materia di diritti umani e consentire all’opposizione di tenere i propri comizi elettorali senza indebite restrizioni e senza sottoporre i propri leader e sostenitori ad arresti, torture o altri maltrattamenti”.

Un testimone oculare ha raccontato ad Amnesty che, durante la manifestazione di Kawempe, il 24 novembre, la polizia “ha lanciato gas lacrimogeni e usato spray al peperoncino per fermare la manifestazione” elettorale, repressione cominciata poco dopo l’arrivo sul posto del candidato presidenziale del Nup, Bobi Wine. Il quale, gira perennemente scortato, si sposta su un auto blindata e cammina per strada indossando sempre un giubbotto antiproiettile e un elmetto, c’è chi dice per proteggersi e chi invece sostiene che sia solo per fare scena. Certo è che in quell’occasione, il panico che ne è seguito ha provocato una calca che ha fatto cadere decine di persone in un fossato, nelle vicinanze, e non è chiaro quanti feriti ci siano stati. La polizia ha utilizzato anche i cani per intimidire la folla ed ha spinto le persone arrestate su un camion picchiandole con il calcio dei fucili, con manganelli e fili metallici.

Secondo un partecipante al raduno del Nup organizzato presso la stazione ferroviaria di Iganga il 28 novembre, i militari in quell’occasione hanno utilizzato un camion per bloccare una delle vie di fuga e poi ha aperto il fuoco sulla folla, incanalata per cercare di guadagnare l’unica uscita disponibile: in quell’occasione Miseach Okello, 35 anni, è morto mentre un numero imprecisato di altre persone è rimasto ferito.

La famiglia di Okello ha detto ad Amnesty International che agenti di sicurezza ugandesi, armati, hanno impedito loro di assistere all’autopsia e sostengono che questo sia per impedire loro di raccogliere prove sulle brutalità subite dall’uomo. Alla famiglia non è mai stato nemmeno consegnato un certificato di morte, né è stata comunicata la causa ufficiale del decesso. “Nessuno dovrebbe morire semplicemente per aver esercitato il proprio diritto alla libertà di associazione e di riunione pacifica. Le autorità devono immediatamente avviare indagini imparziali e approfondite su tutti i presunti casi di uso illegale della forza da parte delle forze di sicurezza. I responsabili dovrebbero essere processati in modo equo, senza ricorrere alla pena di morte” ha detto Tigere Chagutah.

Dopo i fatti di Kawempe e Iganga, la polizia ugandese ha giustificato le proprie azioni dicendo che i sostenitori dell’opposizione avevano lanciato pietre contro gli agenti e vandalizzato i loro veicoli ma diversi testimoni oculari hanno invece detto ad Amnesty che la manifestazione era pacifica e le persone portavano con loro solo la bandiera nazionale ugandese. Amnesty, nel suo comunicato, ricorda che il diritto e gli standard internazionali impongono alla polizia di ricorrere sempre a mezzi non violenti prima di usare la forza, che va limitata sempre e addotata solo quando necessario, sempre in modo proporzionato. L’uso di armi da fuoco per disperdere le folle, ha detto Amnesty, “non soddisferà mai queste condizioni e quindi è sempre illegale”.

In un video registrato il 6 novembre a Nwoya, virale sui social e ripubblicato anche da Amnesty, si vedono chiaramente le forze di sicurezza utilizzare veicoli militari per impedire a un candidato dell’opposizione e ai suoi sostenitori di fare campagna elettorale. Oltre a queste tattiche, le forze di sicurezza hanno anche chiuso le strade e deviato i cortei dell’opposizione su percorsi più lunghi, senza fornire alcuna giustificazione, e anche allo stesso Bobi Wine è stato impedito diverse volte di raggiungere i luoghi dei comizi in diversi distretti.

Dall’inizio della campagna elettorale, si calcola che oltre 400 persone siano state arrestate per aver partecipato a raduni dell’opposizione o anche solo per essere state identificate come sostenitori del Nup: secondo i verbali di accusa esaminati da Amnesty, la maggior parte degli arrestati è stata accusata di danneggiamento doloso di proprietà, ostruzione, istigazione alla violenza e aggressione a un agente di polizia. 

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