di Valentina Giulia Milani
Il leader ugandese inaugura il settimo mandato tra promesse di sviluppo e il boicottaggio dell’opposizione, mentre resta l’incognita sulla sua futura successione
Indossando il tradizionale cappello di paglia e una camicia bianca, Yoweri Museveni ha inaugurato martedì a Kampala il suo settimo mandato da presidente dell’Uganda, con una cerimonia alla presenza di diversi capi di Stato africani. Ottantun anni oggi, e alla guida del Paese dal 1986, Museveni ha difeso il proprio bilancio politico e di sicurezza davanti alle nuove generazioni, che non hanno vissuto il periodo di instabilità e violenze precedenti alla sua ascesa al potere.
Museveni ha insistito sul ruolo svolto dall’esercito nella stabilità del Paese, rendendo omaggio anche alla Tanzania e all’ex presidente Julius Nyerere. «Oggi siamo riuniti per celebrare lo sviluppo dell’Uganda e la forza del nostro esercito, ma colui che ha gettato le basi è stato Julius Nyerere», ha dichiarato il capo di Stato, salutando la presenza della presidente tanzaniana Samia Suluhu Hassan.
Alla cerimonia hanno partecipato anche il presidente della Repubblica Democratica del Congo, Félix Tshisekedi, il presidente burundese Évariste Ndayishimiye e i leader di Somalia, Sudan del Sud e Mozambico. Gli Stati Uniti erano invece rappresentati da un alto funzionario del Dipartimento di Stato.
Nella discussa tornata elettorale di gennaio, il presidente uscente ha ottenuto il 71,6% dei voti, con un’affluenza che si è fermata al 52,5% (pari a 11,3 milioni di persone). Il suo principale sfidante, Bobi Wine, ha ottenuto il 24% dei consensi, denunciando però pressioni e irregolarità ai seggi. Wine, ex cantante, aveva già sfidato Museveni alle elezioni del 2021, ottenendo il 35% dei voti contro il 58% del presidente: quella fu la vittoria più esigua mai ottenuta dal leader ugandese.
Nel suo primo discorso dopo la rielezione, Museveni ha delineato le priorità per il nuovo mandato, impegnandosi a creare ricchezza e migliorare i servizi pubblici, a partire dalla sanità. Secondo il presidente, il governo intensificherà gli sforzi per far uscire dalla povertà il restante 30% degli ugandesi, con l’obiettivo di trasformare l’Uganda in un Paese a reddito medio. Come ricordato anche da Reuben Kimoome, dirigente del partito di governo (Movimento di Resistenza Nazionale – Nrm), il nuovo corso sarà improntato alla continuità, al consolidamento della pace e alla lotta alla corruzione.
L’opposizione ha boicottato la cerimonia di insediamento, continuando a contestare l’esito del voto. Nonostante ciò, nel centro di Kampala l’atmosfera è rimasta relativamente calma, con una partecipazione limitata ai sostenitori del partito presidenziale vestiti di giallo.
Per Yusuf Serunkuma, docente dell’università Makerere, interpellato dall’emittente francese Radio France Internationale, la nuova investitura rappresenta soprattutto «un eterno ricominciare». Nonostante i richiami alla trasformazione, l’analista sottolinea come il Paese resti segnato da povertà diffusa e problemi sociali, mentre la fine dell’era Museveni non sembra ancora all’orizzonte.
Di recente anche il capo di Stato Maggiore della Difesa e figlio di Museveni, Muhoozi Kainerugaba, da tempo accreditato come probabile successore, è sembrato volersi sfilare. Con un post sui social, Muhoozi ha dichiarato: «No, non mi presenterò nel 2031», suggerendo che lascerà la corsa presidenziale a suo zio, Afande Saleh.


