Una vittoria storica per il Senegal: la Francia restituisce le ultime basi militari

di claudia
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di Céline Camoin

Con la restituzione delle ultime due installazioni militari, termina la presenza permanente dell’esercito francese in Senegal. Una svolta simbolica verso la piena sovranità e una nuova fase nei rapporti bilaterali.

Le ultime due installazioni militari francesi in Senegal sono state ufficialmente restituite alle autorità senegalesi, segnando la fine della presenza permanente dell’esercito francese. Una cerimonia ufficiale si è svolta a Camp Geille, la più grande base militare nel centro di Dakar. Il capo di stato maggiore dell’esercito senegalese, il generale Mbaye Cisse, e il generale Pascal Ianni, capo del comando dell’esercito francese per l’Africa, si sono trovati fianco a fianco di fronte alla bandiera prima di una simbolica consegna della chiave, ha riferito l’emittente francese Rfi.

“Si tratta di una svolta importante nella ricca e lunga storia di cooperazione tra Senegal e Francia”, ha dichiarato il generale Mbaye Cisse, che ha parlato della “nuova dottrina di difesa” voluta dalle nuove autorità, quella di un partenariato basato sulla sovranità di ciascun Paese.

L’élite politica ai comandi a Dakar da aprile 2024, dominata dal partito Pastef-Les Patriotes, ha da tempo fatto capire che una presenza militare permanente di un Paese straniero stonava con la sovranità di un Paese pienamente e legittimamente indipendente. Dakar non ha tuttavia rotto le relazioni con la Francia, l’ex colonizzatore, che vuole mantenere tra i suoi vari partner internazionali. La linea senegalese è più morbida rispetto a quella adoperata dalle giunte golpiste del Mali, del Niger e del Burkina Faso (Unite nell’alleanza degli Stati del Sahel, Aes), la linea di una più secca rottura, trainata dall’esasperazione dei fallimenti di una strategia militare antijihadista ingombrante e fallimentare. Il Senegal, dal canto suo, non è mai stato confrontato alla guerra dei movimenti terroristi.

Per le organizzazioni sovraniste, come il Fronte per la rivoluzione anti imperialista, popolare, panafricana (Frapp), si tratta di una “grande vittoria storica” e di un passo avanti verso la piena sovranità nazionale, dopo 348 anni di presenza francese sul territorio nazionale. In un comunicato stampa, il Frapp ha accolto con favore la decisione del presidente Bassirou Diomaye Faye e del primo ministro Ousmane Sonko, ritenendo che risponda alle aspirazioni popolari, in particolare quelle sostenute dalla campagna “France Dégage” lanciata nel 2019.

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Parigi, dal canto suo, afferma di essere impegnata in una strategia di ridimensionamento e riposizionamento delle sue truppe, una strategia che avrebbe deciso senza essere spinta verso l’uscita dalle ex colonie stanche delle logiche di Françarique.

Nell’ambito della cooperazione militare con le sue ex colonie, la Francia ha potuto disporre di diverse basi militari in Africa con personale operativo pronto all’uso. Aveva firmato accordi di cooperazione culturale, tecnica e militare, nonché accordi di difesa, con la maggior parte delle sue ex colonie al momento dell’indipendenza nel 1960. Oggi, molte cose sono cambiate, anche alla luce dei movimenti sovranisti in diversi Paesi dell’Africa occidentale.

Secondo Tony Chafer, docente di studi africani e francesi presso il Centro di ricerca in studi europei e internazionali dell’Università di Portsmouth nel Regno Unito, citato da Abidjan.net, “”con una serie di accordi bilaterali di difesa e assistenza militare firmati con le sue ex colonie e con un contingente di fino a 10.000 soldati di stanza o partecipanti a operazioni militari nelle sue ex colonie nei primi anni dopo l’indipendenza, la Francia ha intrapreso almeno 30 interventi militari diretti sul continente tra il 1964 e il 1995″. Lla Francia ha anche “perseguito una politica di sostituzione, piuttosto che di partenariato, con le forze militari africane nella sua sfera di influenza postcoloniale.

Ad oggi, restano presenti basi militari a Gibuti, in Costa d’Avorio (ridotte), in Gabon. Anche il Ciad ha rotto gli accordi militari con la Francia nel novembre 2024, determinando il ritiro dei soldati dalle basi.

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