Simona Cella da Venezia
Si parla di migranti anche al Festival di Venezia, che ha premiato con il Leone del Futuro, Akher Wahed Fina (The Last of Us) di Ala Eddine Slim, giovane e talentuoso regista tunisino. Presentato dalla Settimana internazionale della critica, il film racconta, senza dialoghi, il viaggio di N., un giovane originario di un paese subsahariano che attraversa il deserto per raggiungere il Nordafrica e imbarcarsi clandestinamente per lāEuropa. Giunto a Tunisi, a seguito di un imboscata, N. decide di affrontare la traversata in solitaria. Lāapprodo su una spiaggia di un paese non definito sarĆ per lui lāinizio del vero viaggio.
Di profughi ne parla anche Pippo Del Bono, nella versione cinematografica della sua piĆØce teatrale Vangelo, ambientato nel centro di accoglienza Villa Quaglina a Torrazzo, dove il regista ha trascorso un anno e mezzo per avvicinare le storie di richiedenti asilo provenienti dal Medioriente e dallāAfrica sub-sahariana. Interpretato dallo stesso Delbono e da alcuni profughi ĆØ una rivisitazione laica del Vangelo che da voce alle storie di uomini che muoiono per sopravvivere.
Presente anche il bando MigrArti del MiBACT, a sostegno di film capaci di contribuire alla valorizzazione delle culture delle popolazioni immigrate in Italia. Il premio ĆØ andato a No Borders, diretto da Haider Rashid e con Elio Germano. Girato in realtĆ virtuale a 360 gradi tra il āCentro Baobabā di Roma, e il presidio āNo Bordersā di Ventimiglia vuole raccontare con la nuova tecnologia il dramma della migrazione dal punto di vista di chi la vive quotidianamente.
Infine nella sezione Orizzonti il corto Samedi CinƩma di Mamadou Dia rende omaggio alla storia del cinema senegalese: in una cittadina nel nord del Senegal, due giovani e avidi cinefili, Baba e Sembene, vorrebbero disperatamente vedere un film sul grande schermo del cinema locale prima che chiuda per sempre.



