Zimbabwe, è scontro sulle miniere in riserve naturali

di Celine Camoin
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Lo scalpore suscitato dal progetto d’estrazione di carbone nella riserva nazionale di Hwange ha costretto il governo a imporre un divieto di attività minerarie nei parchi naturali dello Zimbabwe. Annunciato nei giorni scorsi dalla ministra dell’Informazione Monica Mutsvangwa, il provvedimento segue un’accesa battaglia attorno alle licenze concesse ad aziende cinesi.

Secondo conservazionisti locali, la Afrochine Energy e la Zhongxin Mining Group Tongmao Coal Company avrebbero ottenuto autorizzazioni speciali, che secondo il codice minerario possono essere rilasciate solo dall’ufficio presidenziale.

In difesa della riserva naturale, il caso è finito in tribunale, portato dalla Zimbabwe environmental law association (Zela) e da Fidelis Chima, esperto in diritti umani per Amnesty International Zimbabwe. Habitat di specie vegetali e animali, in particolare di elefanti, ma anche preziosa risorsa per il settore turistico, il parco di Hwange rischia danni ecologici irrimediabili se sarà sottoposto ad un’attività mineraria intensa. Una parte dell’opinione pubblica accusa il presidente Emmerson Mnangagwa di cedere la natura alle aziende per interessi economici.

Per i sostenitori del progetto estrattivo, tra cui la Federazione dei minatori dello Zimbabwe, è invece importante liberare risorse con cui potrà aumentare il potenziale energetico del Paese al servizio dello sviluppo economico. Le importazioni di elettricità costerebbero alle casse dello Stato fino a 300 milioni di dollari al mese, senza contare le perdite dovute ai black out causati dall’inadeguatezza tra la disponibilità e la domanda d’energia.

Per il momento, il progetto estrattivo nel parco di Hwange sembra congelato dalla nuova disposizione governativa. La controversia, tuttavia, non sembra finita qui. Secondo il Centre for National Resource Governance (Cnrg) altri progetti minerari erano stati avviati accanto alle aree protette ancora prima dell’arrivo delle aziende cinesi. La situazione avrebbe spinto molti animali a spostarsi verso zone abitate dalle comunità locali, dove si sono moltiplicati attacchi di gregge da parte dei felini e distruzioni di infrastrutture idriche da parte di leoni.

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