Un rapporto denuncia i crimini di guerra commessi nel Tigray, “occorre verità e giustizia”

di claudia
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di Valentina Giulia Milani

Dopo tre anni dagli accordi di pace di Pretoria, un nuovo rapporto riporta l’attenzione sulle atrocità commesse durante il conflitto nel Tigray. Iniziato nel 2020, il conflitto ha provocato oltre 600.000 morti secondo stime indipendenti e milioni di sfollati. Il documento denuncia in particolare l’uso della violenza sessuale come strumento di guerra.

A tre anni dagli accordi di Pretoria che hanno posto fine al conflitto nel Tigray, un nuovo rapporto della Commission of Inquiry on Tigray Genocide (Citg) riporta in primo piano le atrocità commesse durante la guerra civile etiope. Il documento, pubblicato nell’ottobre 2025 e intitolato War-Induced, Genocidal, Sexual- and Gender-Based Violence in Tigray, Ethiopia – Vol. 1, documenta in modo sistematico l’uso della violenza sessuale come strumento di guerra e di persecuzione etnica nella regione settentrionale dell’Etiopia tra il 2020 e il 2022.

Secondo la Citg – organismo istituito nel 2022 dall’amministrazione ad interim del Tigray (Tigray Interim Regional Administration, Tira), creata e riconosciuta dal governo federale etiope dopo la riconquista militare della regione – oltre la metà delle violenze sessuali accertate sarebbero attribuibili alle forze armate eritree (Eritrean Defence Forces, Edf), mentre circa un terzo alle forze armate federali etiopiche (Ethiopian National Defence Force, Endf). Altre responsabilità emergono per le milizie amhara, alleate di Addis Abeba.

Il rapporto, frutto di un’indagine durata tre anni e basata su oltre 480.000 testimonianze raccolte, indica che almeno 150.000 donne del Tigray hanno subito stupri durante il conflitto, spesso di gruppo e con modalità particolarmente brutali. Gli autori delle violenze avrebbero fatto ricorso anche a torture sessuali e all’inserimento di oggetti come baionette, pietre e lame, causando danni fisici permanenti. L’obiettivo, secondo la commissione, era “infliggere un trauma collettivo e distruggere l’identità tigrina”, configurando quindi un intento genocidario.

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La Citg definisce tali atti “crimini di guerra, crimini contro l’umanità e pratiche genocidarie” e chiede l’apertura di un’inchiesta internazionale indipendente, insieme alla ricostruzione dei servizi sanitari e psicologici per le vittime. Il documento denuncia inoltre che oltre l’80% delle sopravvissute non ha accesso a cure mediche o sostegno psicosociale adeguato.

La Commission of Inquiry on Tigray Genocide non è un organo internazionale, ma una struttura istituita a livello regionale sotto il mandato della Tira, che opera nel quadro del sistema federale etiope come autorità di transizione in attesa di elezioni regionali. Sebbene questa collocazione possa porre interrogativi sulla sua piena indipendenza, le conclusioni della Citg risultano coerenti con quanto già documentato da organizzazioni internazionali come Amnesty International, Human Rights Watch e il New Lines Institute, che avevano denunciato l’uso sistematico dello stupro come arma di guerra nel Tigray.

Il governo etiope, che nel 2024 ha approvato una roadmap per la giustizia di transizione, non ha commentato ufficialmente il contenuto del rapporto. L’Eritrea, dal canto suo, continua a negare il coinvolgimento diretto delle proprie truppe nelle violenze commesse nel Tigray. Non risultano reazioni recenti da parte del Fronte di liberazione del popolo del Tigray (Tplf), oggi parte della transizione politica regionale.

Il conflitto, iniziato nel novembre 2020 tra l’esercito federale e le forze tigrine, ha provocato oltre 600.000 morti secondo stime indipendenti e milioni di sfollati. La guerra ha devastato infrastrutture civili e sanitarie, lasciando migliaia di donne senza assistenza e giustizia.

La Citg conclude che “senza verità, giustizia e riconoscimento delle vittime, la pace resterà incompleta”. Gli esperti invitano la comunità internazionale a sostenere un meccanismo indipendente di accertamento delle responsabilità e un percorso di riparazione per le sopravvissute, in linea con gli standard del diritto internazionale.

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