Togo: l’avventura di un reporter afromilanese

di Matteo Merletto
Matteo Fraschini Koffi
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Nato nel 1981 a Lomé, Matteo Fraschini Koffi viene adottato a pochi mesi da una famiglia milanese e cresce all’ombra della Madonnina. A ventiquattro anni, dopo diverse esperienze come inviato in scenari di guerra, torna in Togo in cerca delle sue origini. Quei mesi di ricerche sul suo passato daranno vita al libro I 19 giorni di Lomé. Confessioni di un viaggio alla ricerca della propria identità e alla scelta di trasferirsi nel continente come reporter freelance.

«Ho l’ambizione di poter rappresentare una sorta di ponte tra i due mondi: quello africano e quello europeo, facendo comprendere ai miei interlocutori gli aspetti positivi e negativi di entrambi i contesti», racconta Matteo, che vive ormai da dodici anni in Africa. Prima in Kenya, poi in Senegal, oggi in Togo.

«Scrivo, fotografo e realizzo reportage radiofonici per testate italiane e internazionali. In questi ultimi due anni sto cercando di documentare al meglio la varietà dell’economia africana». Della vita quotidiana a Lomé ama tutto, «specialmente gli aspetti più imperfetti, che rappresentano un grande stimolo in grado di migliorarti come essere umano. Qui quasi tutti i problemi sono seri, al contrario di altri contesti definiti “civili” dove gran parte delle preoccupazioni sono futili e ti fanno sprecare tempo, soldi e energie».

Come tanti altri italiani dai tratti somatici non occidentali, Matteo ha dovuto affrontare la difficoltà di essere a volte definito straniero in entrambi i contesti: “nero” in Italia e “bianco” in Africa. «Con il tempo ho imparato a gestire queste delusioni, a provare a sfruttarle a mio vantaggio e, a volte, a riderci sopra», racconta.

Ha utilizzato, per esempio, il suo aspetto africano per realizzare un’inchiesta “dall’interno” sul caporalato a Rosarno confluita nel libro Campi d’oro rosso (Premiolino 2016).

«Vedo sempre più africani che, dopo anni trascorsi in Europa, hanno il desiderio di tornare alle radici. Il futuro del continente lo faranno loro, insieme ai giovani africani, che stanno imparando a valorizzare meglio il proprio passato», afferma convinto.

Sito web: matteofraschinikoffi.com

(Martino Ghielmi – vadoinafrica.com)

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