• Homepage
  • ARGOMENTI
    • NEWS
    • IN EVIDENZA
    • FOCUS
    • LO SCATTO
    • SOCIETÀ
    • ARCHIVIO ARTICOLI
    • AFRICA TV – VIDEO
    • NATURA
    • CONTINENTE VERO
    • IN VETRINA
  • EVENTI
    • Festa 100 afriche
    • Bella Ciao (registrazione)
    • Dialoghi sull’Africa
      • 2025
      • 2024
      • 2023
      • 2022
      • 2021
      • 2019
      • 2018
      • 2017
      • 2016
      • 2015
      • 2014
      • 2013
      • 2012
      • 2011
    • Archivio eventi
      • 2025
      • 2024
      • 2023
  • CORSI ONLINE
    • Arabo in tasca
    • “Disordine Globale” (geopolitica)
    • Orizzonti di Sabbia (registrazione)
  • MOSTRE
  • LA RIVISTA
    • CHI SIAMO
    • Per abbonarsi
    • Acquista copia singola
    • NUOVO NUMERO (3/2026)
    • PENULTIMO NUMERO (2/2026)
    • Dove trovare Africa
    • Promo docenti, studenti, scuole e biblioteche
    • Iscriviti alla newsletter
    • Coopera – inserto Ong
    • CONTATTI
  • Abbonamenti
  • VIAGGI DI AFRICA
    • PROSSIME PARTENZE
    • ALGERIA
    • BENIN
    • BENIN E TOGO
    • COSTA D’AVORIO
    • ETIOPIA (DANCALIA)
    • MADAGASCAR
    • MALAWI
    • MAURITANIA
    • REUNION
    • SAO TOME
    • SENEGAL
    • SUDAFRICA
    • UGANDA (GORILLA)
    • UGANDA (KARAMOJA)
  • shop
  • PROMO “Vini del Sudafrica”
  • FESTA 100 afriche

Edizione del 25/05/2026

© Rivista Africa
Editore: Internationalia srl
P.IVA 11980111006

logo internationalia srl

Rivista Africa
La rivista del continente vero
Tag:

nato

    Nato
    FOCUS

    Credibilità e pragmatismo: il dilemma occidentale dal Mediterraneo al Sahel

    di Tommaso Meo 22 Aprile 2026
    Scritto da Tommaso Meo

    di Michele Vollaro

    Oltre la difesa militare, Nato e Ue devono colmare il divario tra retorica dei valori e bisogni concreti in una regione che rivendica sempre più autonomia di scelta

    Il vasto arco geografico che si estende dal Sahel fino al Medio Oriente è diventato la nuova frontiera di una rivalità che richiama i tempi della Guerra Fredda, ma con le regole complesse del ventunesimo secolo, che vedono stravolgersi le tradizionali architetture dell’ordinamento internazionale. In questo scenario, mentre Mosca e Pechino consolidano la propria influenza offrendo modelli di governo e pacchetti di sicurezza alternativi a quelli occidentali, l’Alleanza atlantica tenta una difficile rincorsa per non perdere il contatto con il suo «fianco meridionale».

    Un riorientamento forzato

    Ed è proprio a partire da una simile presa di coscienza che un approfondimento del Servizio ricerca del Parlamento europeo (Eprs) pubblicato ieri mette in luce come la Nato sia stata costretta a ripensare i propri confini operativi, adottando un approccio definito «a 360 gradi» che appare più come una reazione necessaria alle mosse degli avversari che come una strategia proattiva e lungimirante.

    Un riorientamento forzato, dettato da quelli che il rapporto definisce «incentivi crescenti» ad approfondire l’impegno in un quadrante dove l’instabilità cronica, i conflitti armati e la competizione geopolitica hanno ormai un impatto immediato sulla postura difensiva dell’Alleanza. La stabilità di questa regione non è più considerata un dossier secondario, ma è divenuta ormai un elemento vitale per la tenuta dell’area euro-atlantica, minacciata da un incrocio pericoloso di terrorismo, crisi climatica e pressioni demografiche.

    Il modello transazionale di Russia e Cina

    In questa competizione globale, la Russia e la Cina non si limitano a fornire armamenti o infrastrutture, ma promuovono attivamente visioni di gestione dello Stato che sfidano l’egemonia politica dell’Occidente, facendo leva su una penetrazione tecnologica, economica e logistica che spazia dalle reti digitali al controllo delle risorse strategiche e dei grandi corridoi di trasporto. La Nato, storicamente proiettata verso i confini orientali, si trova oggi a dover interpretare le dinamiche di un’Africa che cambia rapidamente, dove la percezione delle minacce da parte dei governi locali spesso non coincide con quella di Bruxelles o Washington.

    Per essere efficace però, secondo il documento dell’Europarlamento, l’Alleanza deve saper ascoltare i bisogni concreti dei partner meridionali, potenziando alcuni dei suoi strumenti storici come il Dialogo mediterraneo, che da trent’anni rappresenta il principale canale di consultazione politica e militare con sette Paesi della regione e l’Iniziativa di cooperazione di Istanbul, dedicata invece alla sicurezza nell’area del Golfo. Non si tratta solo di inviare consiglieri militari, ma di trasformare questi forum in piattaforme operative: un sostegno tecnico che vada dalla gestione delle frontiere alla lotta al terrorismo per costruire una capacità di lettura dei fatti che permetta di anticipare le crisi e offrire una presenza concreta in un territorio dove la povertà e l’instabilità politica diventano terreno fertile per le narrazioni delle potenze rivali.

    Ricostruire il patto di fiducia

    La sfida si gioca dunque sulla capacità di integrare la forza militare della Nato con la cooperazione civile dell’Unione europea, ma è proprio qui che emerge il nodo della credibilità. Se il briefing del Servizio ricerca dell’Europarlamento avverte che il tempo della semplice osservazione è finito, la rincorsa occidentale si scontra con una narrazione russa e cinese che, attraverso un’azione di propaganda strutturata da tempo, presenta la propria postura come un pragmatismo coerente e privo di condizionalità. Agli occhi di molti governanti e popolazioni locali, l’offerta di Mosca e Pechino appare così paradossalmente più lineare rispetto a un modello occidentale percepito come ambivalente, storicamente diviso tra la retorica dei valori democratici e il perseguimento di interessi economici legati allo sfruttamento delle risorse. Mentre l’Europa fatica a comunicare efficacemente i propri obiettivi di sviluppo, questo rivolgimento della narrazione democratica trova una sponda inedita persino all’interno delle storiche democrazie liberali, a partire dagli stessi Stati Uniti, dove l’approccio transazionale alle alleanze sta ridisegnando l’ordine mondiale.

    La difesa del quadrante meridionale richiede oggi un impegno politico e finanziario che sia capace di andare oltre la gestione delle emergenze, puntando a ricostruire un patto di fiducia in un’epoca in cui il controllo dei nodi logistici sembra aver scalzato, nel consenso globale, l’ortodossia dei principi: una sfida che l’Occidente può vincere solo accettando di confrontarsi, superando la vecchia dialettica tra aiuti e interferenze, con un continente che rivendica ormai la propria piena autonomia di scelta.

    Condividi
    22 Aprile 2026 0 commentI
    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • NEWS

    Kenya, Biden designa Nairobi alleata non-Nato

    di claudia 24 Maggio 2024
    24 Maggio 2024

    Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha nominato il Kenya come uno dei principali alleati non appartenenti alla Nato, rendendolo il primo Paese dell’Africa subsahariana a ricevere questa designazione. …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • NEWS

    Mauritania, alleanza contesa tra Russia e Nato

    di claudia 31 Gennaio 2023
    31 Gennaio 2023

    La Mauritania è diventata un punto di polarizzazione tra Mosca e l’Alleanza Atlantica a seguito dei nuovi sviluppi del G5 Sahel: lo sostiene il giornalista Enrico Fernandez in un articolo …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • FOCUSPRIMA PAGINA

    Perché l’Occidente dovrà ripensare la propria politica strategica in Africa

    di claudia 10 Luglio 2022
    10 Luglio 2022

    di Angelo Ferrari – Agi I paesi dell’area saheliana hanno dimostrato, fino ad ora, di privilegiare il rapporto con Mosca rispetto a quelli Nato. Un esempio eclatante è il ritiro …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • NEWS

    Tunisia – Il Governo: «Non vogliamo basi Nato sul nostro territorio»

    di Enrico Casale 14 Febbraio 2018
    14 Febbraio 2018

    Il ministro della Difesa, Abdelkrim Zbidi, ha ribadito il rifiuto categorico del suo dipartimento alla proposta dell’Organizzazione del Trattato Nord Atlantico (Nato) di fornire la sua competenza in materia di …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • FOCUS

    I tunisini dicono no al centro di intelligence della Nato

    di Enrico Casale 14 Luglio 2016
    14 Luglio 2016

    La Nato vorrebbe creare un centro di intelligence in Tunisia, ma tra i tunisini è polemica. Sabato 9 luglio, Jens Stoltenberg, il segretario generale dell’organizzazione militare occidentale, ha annunciato l’intenzione …

    0 FacebookTwitterPinterestEmail
  • NEWS

    Tunisia – La nato aprirà un centro di intelligence

    di Enrico Casale 11 Luglio 2016
    11 Luglio 2016

    La Nato aprirà un nuovo centro di intelligence in Tunisia. Lo ha annunciato al vertice di Varsavia il segretario generale dell’Alleanza, Jens Stoltenberg

    0 FacebookTwitterPinterestEmail

Africa Rivista

Via Fabio Massimo, 19 – 20139 Milano
Tel. 02.80898696
Cell. 375.5353235
Fax 06.92933897
Email: info@africarivista.it
Abbonamenti: segreteria@africarivista.it

Per abbonarsi alla rivista

Online


Bonifico Bancario
IBAN:  IT 65 H030 3203 2100 1000 0291 446
Intestato a Internationalia s.r.l.
SWIFT/BIC: BACRIT21302


Conto Corrente Postale
CCP n° 1049863846 – Intestato a Internationalia srl, Via Conca d’Oro, 206 – 00141 Roma 

Argomenti

ISCRIVITI ORA

ULTIMI ARTICOLI

  • Il presidente nigeriano Bola Tinubu correrà per la rielezione dopo il successo alle primarie

    25 Maggio 2026
  • Dieci Paesi africani sono a rischio di essere colpiti dall’Ebola

    25 Maggio 2026
  • Benin, nasce il governo Wadagni: focus su sicurezza e dialogo con il Sahel

    25 Maggio 2026
  • Senegal, si dimette anche il presidente del parlamento Ndiaye

    25 Maggio 2026
  • L’Angola contro le notizie false online

    25 Maggio 2026
  • CHI SIAMO
  • PER ABBONARSI
  • VIAGGI DI AFRICA
  • CONTATTI
  • PUBBLICITA’ SU AFRICA
  • PRIVACY
  • INFORMATIVA

Edizione del 25/05/2026

© Rivista Africa
Editore: Internationalia srl
P.IVA 11980111006

logo internationalia srl