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Rivista Africa
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Tag:

musica

    Angelique Kidjo – Celia
    IN VETRINAMusica

    Celia, il nuovo album di Angélique Kidjo

    di AFRICA 18 Aprile 2019
    Scritto da AFRICA

    Celia è il nuovo lavoro discografico di Angélique Kidjo, l’artista che da quando se n’è andata Miriam Makeba è diventata la nuova Mama Africa. Nata e cresciuta a Ouidah, quella del “viceré” di Bruce Chatwin (da cui Herzog trasse il suo bellissimo Cobra Verde), da anni è cittadina del mondo, vivendo random tra Parigi e New York. Anche i suoi ultimi lavori discografici sono nomadi. A partire da una trilogia con cui la Kidjo ha voluto indagare le influenze della musica africana nel mondo, una ricerca fatta seguendo le orme della diaspora che ha riguardato il continente.

    Una trilogia che inizia con Oremi (1988), un lavoro con cui l’autrice esplora il mondo musicale americano, che nel panorama occidentale è sicuramente quello che deve di più alla spiritualità e al senso del ritmo africani. Un disco pieno di cover, tra cui uno strepitoso omaggio a Jimi Hendrix (Voodoo Child) con cui si sottolinea come anche il rock sia debitore del continente nero. Con il secondo lavoro, Black Ivory soul (2002), la Kidjo approda in Brasile, mentre con Oyaya (2004) sbarca nei Caraibi, altro luogo enormemente debitore nei confronti della musica africana. Alla fine del 2018 pubblica Remain in light by Talking Heads: una reinterpretazione del quarto album della band capitanata da David Byrne, prezioso per l’uso dalla poliritmia africana e dall’elettronica.

    Oggi riprende il suo viaggio tra i suoni africani nel mondo ammarando a Cuba, una delle scene musicali più esuberanti del pianeta, dove musicisti di prima grandezza possono anche fare la fame, ma resistono con le armi della creatività al blocco economico e alla rigidità interna. Una realtà che consente di asserire che il tropico dell’isola dei Barbudos dovrebbe essere quello del canto. Decidendo di venire qui, la scelta della Kidjo di concentrarsi su Úrsula Hilaria Celia Caridad de la Santísima Trinidad Cruz Alfonso (conosciuta ai più come Celia Cruz), la regina della salsa, era inevitabile. Facciamo chiarezza: cos’è la salsa? Oggi con questo termine vengono denominati vari ritmi, soprattutto caraibici, popolari nell’ America Latina. La madre di tutti questi ritmi è il son, un suono nato per le strade di Santiago di Cuba, nell’estremo Oriente dell’isola, verso la metà del XIX secolo, figlio della contaminazione promiscua fra la tradizione musicale dei colonizzatori europei e i ritmi degli schiavi africani.

    Esemplificativa la storia della rumba, un suono nato negli arsenali, nei porti dell’Avana, di Matanzas, nelle zone rurali adiacenti e nelle piantagioni di canne da zucchero. All’inizio, quando la povertà non permetteva altro, si percuotevano casse di legno che avevano racchiuso baccalà o candele, accompagnandosi con la clave (paletti che battevano tra di loro gli schiavi) o con cucchiai, in entrambi i casi un tentativo di imitare le nacchere dei galeotti bianchi dell’Andalusia. Se alla rumba aggiungiamo il cahangui, il mambo, il cha-cha-cha, il danzón, la criolla, il bolero, la guajira e tanti altri suoni, otteniamo quella “salsa” che proprio Celia Cruz ha reso famosa in tutto il mondo.

    Angélique Kidjo è partita da qui per il suo Celia: 10 tracce dove l’artista di Ouidah si spoglia del glamour caratteristico della Cruz per mettersi integralmente sulle tracce delle radici africane della sua musica. Angélique ha vissuto questa ondata cubana quando era ancora nel suo nativo Benin, negli anni in cui questo sound ritornava in Africa sulle navi mercantili e da crociera: la rumba del Congo prendeva il volo e la salsa penetrava nelle orchestre dell’Africa occidentale. Quando la giovane Angélique Kidjo vide per la prima volta cantare Celia Cruz con Johnny Pacheco a un concerto a Cotonou, non ascoltò un suono alieno, ma qualcosa che le era familiare. Anni dopo, le strade delle due artiste si incrociarono a Parigi quando la regina Celia era in concerto e, ascoltandola, Angélique avvertì percussioni africane nella voce dell’artista cubana e riconobbe la struttura delle percussioni suonate dal popolo Yoruba, e sentì i nomi di Chango e Yémanja, divinità africane adottate dalla santería cubana.

    Per realizzare il suo omaggio a Celia Cruz, la Kidjo ha ingaggiato David Donatien, un apprezzato multistrumentista, arrangiatore e compositore di successi per Yaël Naïm. «Volevo creare un progetto originale che si differenziasse dai soliti misteri della salsa – spiega Donatien –. Quindi ho adattato i pezzi di Celia all’Africa e ho preso una direzione afro-beat con il brano Quimbara. Poi volevo il suono di una band di ottoni e ce n’era proprio una nel Benin, di musicisti con cui Angélique aveva già lavorato, la Gangbé Brass Band. Sono riuscito a disfare i ritmi della salsa e a trovare melodie efficaci, farle sembrare diverse e portare tutti questi elementi forti insieme intorno alla personalità di Angélique Kidjo. Dovevo trovare il punto in cui l’Africa si è incontrata con la modernità». Ascoltando l’album si ha la certezza che la Kidjo e Donatien ci sono riusciti alla grande…

    (Claudio Agostoni)

    TRACKLIST

    1. Cucala
    2. La Vida Es Un Carnaval
    3. Sahara

    4. Baila Yemaya
    5. Tor Mata
    6. Elegua
    7. Quimbara
    8. Bemba Colora
    9. Oya Diosa
    10. Yemaya

    LABEL: Universal Music Group/Verve

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    18 Aprile 2019 0 commentI
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