Sud Sudan: una bolla di petrolio in mezzo all’Africa

di Raffaele Masto

Il Fondo Monetario Internazionale ha chiesto al Sud Sudan di interrompere la cessione anticipata dei ricavi dalla vendita di petrolio, definiti accordi «costosi e non trasparenti».

Nel corso della guerra civile iniziata nel 2013, il governo del Sud Sudan ha concluso accordi per cedere i ricavi futuri delle vendite di petrolio a diverse compagnie cinesi. In sostanza la guerra ha reso il Sud Sudan una sorta di bolla di petrolio incastrata in mezzo all’Africa. Una bolla inutilizzabile, percéè gli oleodotti che sfruttavano i giacimenti del Sud sono di proprietà del Nord e trasportavano il greggio nel terminale di Port Sudan. La secessione del Sud e la guerra hanno reso quei giacimenti senza sbocchi, almeno temporaneamente, creando una situazione che fa del Sud un Paese petrolifero ma senza infrastrutture per sfruttarlo, e il Nord un Paese con le infrastrutture ma senza petrolio.

Secondo l’Fmi, nella parte rimanente dell’attuale anno fiscale la capacità di spesa del governo sarà limitata dai rimborsi degli anticipi ricevuti sulla vendita di petrolio, in un Paese in cui il 95 per cento degli introiti del governo è dovuto alla vendita di greggio.  «Con una ristretta dotazione di risorse, le autorità dovrebbero dare la massima priorità alle spese fondamentali legate alla pace e al pagamento degli stipendi dei dipendenti pubblici», hanno scritto i funzionari del Fondo Monetario Internazionale.

Il Sud Sudan è il piu’ giovane Paese al mondo, resosi indipendente dal Sudan nel 2011, ma già nel 2013 precipitava nella guerra civile, terminata con la firma di un accordo di pace lo scorso settembre. Nel corso del conflitto, circa 4 milioni di persone sono state costrette a lasciare le proprie case, provocando 1,9 milioni di sfollati interni e 2,1 milioni di rifugiati nei Paesi vicini, per la maggior parte in Uganda. Il ministero del Petrolio ha dichiarato di volere riportare la produzione a oltre 350.000 barili al giorno entro la metà del 2020, rispetto agli attuali livelli di oltre 140.000 barili al giorno.

(Raffaele Masto – Buongiorno Africa)

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