Seychelles fai da te

di Diego Fiore
Anse Cocos La Digue
Tempo di lettura stimato: 7 minuti

(reportage dal numero 6/2019 di Africa)

Alla scoperta del più piccolo Paese d’Africa, un arcipelago esuberante che al di là delle sue spiagge da cartolina riserva al viaggiatore indipendente sorprese straordinarie

I cataloghi dei tour operator le presentano come il paradiso tropicale dove trascorrere la luna di miele tra fondali paradisiaci e resort all-inclusive, coccolati da personale in impeccabile livrea. E non sono pochi quelli che decidono di coronare il proprio sogno d’amore con un matrimonio in grande stile sulla spiaggia con tavola imbandita e cena al lume di candela. Come dar loro torto? Le Seychelles sono un arcipelago formato da 115 isole granitiche e coralline adagiato nell’Oceano Indiano a circa 1500 chilometri dalla costa africana. Assieme, formano il più piccolo Stato d’Africa, indipendente dal 1976. I suoi centomila abitanti vivono in un paradiso fatto non solo di spiagge da cartolina. La vegetazione lussureggiante, con una notevole varietà di piante e fiori, ricopre i rilievi dell’entroterra, che offrono grandi opportunità di escursioni nella fitta giungla. Al di fuori dei periodi di maggiore afflusso turistico, nei villaggi la vita scorre tranquilla.
Le colonizzazioni prima francese e poi inglese, così come i successivi apporti di altre comunità provenienti dalle regioni asiatiche, hanno lasciato tracce, oltre che nell’architettura, anche nelle usanze, nella lingua e nella religione, tanto che oggi nella principale città dell’isola di Mahé, Victoria, possiamo notare, accanto alle chiese cattoliche e protestanti, moschee e templi induisti. Benché nell’immaginario appaiano come mete esclusive, le Seychelles sono sorprendentemente adatte ai viaggiatori fai da te. Per esplorare il paradiso in totale libertà non vi resta che leggere i nostri consigli. In questo articolo faremo la conoscenza delle tre isole principali: Mahé, La Digue e Praslin.

La foresta sul mare
L’aeroporto internazionale di Mahé è una striscia di pista collocata tra il mare e la montagna scoscesa, dove, tra la vegetazione e qualche casa, spiccano in bella evidenza le imponenti rocce granitiche rosse dei Trois Frères. Pochi chilometri di strada e siamo alla capitale Victoria, che ha il suo simbolo un po’ kitsch nella torre dell’orologio, qui portata dai coloni inglesi, al centro di una trafficata rotonda. Un museo di storia naturale, alcune belle costruzioni coloniali, il vecchio tribunale, il tempo indù di Vinyagar, la moschea di Sheikh Mohammed bin Khalifa, la cattedrale dell’Immacolata Concezione completano il quadro architettonico della città.
Tra la città e l’aeroporto, un discusso e discutibile progetto urbanistico ha creato Eden Island, un nugolo di ordinate e lussuose ville con tutti i servizi possibili, con spiagge sabbiose create ad arte a semicerchio e orlate da palme. Cartelloni pubblicitari invitano a “regalarsi questo sogno”… a partire da 3 milioni di dollari. Ma il vero cuore pulsante di Victoria va ricercato in Market street e nel suo mercato, dove venditori delle diverse etnie espongono le proprie merci, dove gli odori del pesce fresco si mischiano con il profumo dei manghi e delle papaie appena raccolte e con quelli delle spezie, tra cui spiccano vaniglia e cannella. Dove il vociare dei commercianti impegnati a contendersi i clienti si sovrappone alle contrattazioni sul prezzo della merce. Qui ritrovi uno spaccato delle diverse comunità presenti: creoli, indiani, cinesi, cingalesi. La lingua è il creolo, un miscuglio di francese e lingue africane parlato dalla maggioranza della popolazione (ma l’inglese e il francese lo parlano tutti).
Mahé è solitamente ignorata dal turismo, che la utilizza con soste brevi come punto di arrivo, e di partenza per le altre isole. Niente di più sbagliato. L’isola è occupata per circa il 20% dal Parco nazionale del Morne Seychellois, una fitta foresta percorribile su diversi sentieri, non tutti ben segnalati ma che consentono di raggiungere punti panoramici notevoli sulla costa. Tra i più frequentati, il sentiero per la cima Morne Blanc, poco più di 600 metri di altezza, raggiungibile dalla fabbrica del tè, e quello che conduce alle rocce granitiche di Copolia. Le escursioni possono essere effettuate a partire dai punti segnalati lungo la tortuosa strada che taglia in due l’isola di Mahé mettendo in comunicazione Victoria con la costa ovest. Una breve deviazione porta ai ruderi di un edificio utilizzato dai missionari per dare rifugio agli orfani degli schiavi liberati. Enormi alberi di cannella segnano il breve sentiero che conduce a uno dei migliori punti panoramici sulla costa ovest.

 

Spiagge solitarie
La costa si raggiunge al piccolo e sonnolento villaggio di Port Glaud, una manciata di case, un caffè, un take-away e l’immancabile negozio dove trovi di tutto. Come questo ce ne sono in tutti gli angoli dell’isola, gestiti in maggior parte da indiani. Da qui, sia verso nord sia verso sud, un susseguirsi di splendide spiagge: Anse Intendance, solitaria, dove bambini giocano con le onde spumeggianti in un mare turchese; Anse Takamaka, alle cui spalle tra gli alberi è facile incontrare tartarughe giganti; i parchi marini di Port Launay e Baie Ternay; le tranquille Anse Soleil e Petite Anse, quest’ultima all’interno di un grande resort. Nessun problema! Alle Seychelles una legge nazionale obbliga il passaggio libero verso la spiaggia, su queste tre isole non esistono spiagge private. C’è solo l’imbarazzo della scelta e tutte valgono la pena di essere esplorate.
È nella zona nord di Mahé che sono concentrate le maggiori strutture alberghiere. L’economia dell’arcipelago è basata essenzialmente sul turismo, ma anche sulla pesca e in misura minore sull’agricoltura. Nei periodi di maggior afflusso, Beau Vallon, ombreggiata da palme e ombrosi alberi di takamaka – sempreverdi di origine orientale –, può essere davvero molto trafficata e la sua spiaggia affollata. Basta spostarsi di un paio di chilometri per ritrovare la solitudine sulle spiagge verso Glacis e il North Point – estrema punta settentrionale dell’isola – di fronte agli scogli del piccolo L’ilot.
Nel porticciolo di Bel Ombre una piccola flotta peschereccia è in attesa di salpare e farà certamente ritorno con un ricco bottino. Thérèse quando ci accoglie nella casa dove alloggiamo ci dice che anche lì il clima è cambiato, le piogge sono diventate più frequenti anche nei periodi secchi e gli alisei si alzano improvvisi. La traversata verso l’isola di La Digue può dunque essere un po’ agitata. Un’ora circa di catamarano veloce per cambiare totalmente prospettiva.

Elogio della lentezza
Il piccolo porto di La Passe si anima giusto quando arrivano le barche da Mahé o da Praslin, per il resto vi regna un’aria sonnolenta come nelle stradine sterrate adiacenti dove scorazzano galli e galline. La stazione di polizia, quella dei vigili del fuoco, un piccolo ufficio del turismo, la farmacia, qualche negozio e ristorante. Davanti alle case le ragazze ascoltano musica reggae, altri preferiscono l’idolo locale Jean-Marc Volcy, dalle atmosfere fusion creole e pop; nelle officine rent a bike i gestori sono indaffarati in piccole riparazioni.
Quella del noleggio bici pare essere la maggiore attività della piccola isola. Del resto qui non si circola in auto. Solo pochissimi taxi, qualche curiosa auto elettrica a più posti e ad uso degli hotel, alcuni bus o, meglio, camion “cassonati” adibiti a bus. Per il resto, solo biciclette, tantissime biciclette. A La Digue i ritmi sono lenti, lunghe passeggiate pianeggianti in bici tra incantevoli e solitarie spiagge fino ad Anse Fourmis, dove finisce la strada, passando per Anse Severe. Qui è facile incontrare qualche grossa tartaruga terrestre.
In direzione opposta si pedala fino a Grand Anse con qualche saliscendi verso il centro dell’isola tra case coloniali immerse nel verde, alberi di papaia e di mango, cibo preferito dei numerosi pipistrelli frugivori che volteggiano sopra la nostra testa. Ci si può fermare alla Veuve Nature Reserve, habitat del “tessitore fiammante”, un piccolo uccello dal petto rosso-arancio, e del raro “pigliamosche del Paradiso”.
A Grand Anse si va per la spiaggia ma soprattutto perché da lì parte un sentiero nella giungla che scavalca le rocce granitiche per giungere a Petite Anse, altra striscia di sabbia bianca accecante dove troverete solo una provvidenziale capanna in cui dei ragazzi che scalano le alte palme con agilità e maestria vi delizieranno con cocco fresco tagliato per voi. Si prosegue ancora nella giungla e tra le rocce fino ad arrivare ad Anse Coco, ombreggiata da palme da cocco e con una piscina naturale creatasi tra le rocce a sud, in cui nuotano pesci tropicali. Ma si deve entrare nella piantagione della Union State per incontrare la vera perla dell’isola, quella che il National Geographic ha classificato come una delle dieci spiagge più belle al mondo.
Anse Source d’Argent sembra plasmata da un artista che ha voluto disporre gli enormi massi di granito rosso in modo tale da creare una scenografia perfetta tra la spiaggia e il mare di fronte, delimitato dalla barriera corallina. Il vento e l’acqua hanno poi completato l’opera modellando e scavando le rocce. I tramonti che si godono da qui sono qualcosa che non si può dimenticare.
Vi si arriva con un percorso ciclabile che passa per la tenuta della Union State con la sua grande piantagione di cocco. Fino a non molti anni fa, dalla polpa di noce di cocco secca si estraeva l’olio di copra, usato nell’industria farmaceutica ma anche nella cosmesi. Era una delle maggiori attività dell’isola. Oggi accanto alle palme vi sono estese piantagioni di vaniglia. L’ultimo tratto prima di arrivare alla spiaggia si fa a piedi, e questo rende ancora più suggestivo l’incontro. All’orizzonte s’intravede la sagoma dell’isola di Praslin, che dal porto dista solo 15 minuti di catamarano.

L’isola delle palme
Seconda per estensione dell’arcipelago delle Seychelles, oltre che per alcune spiagge di grande bellezza, Praslin è nota per il Parco Nazionale della Vallée de Mai, Patrimonio Unesco dal 1983. Venti ettari di foresta percorribile su facili sentieri a lunghezza variabile che si snodano in un ecosistema unico dove vivono molte specie endemiche animali, tra cui il pappagallo nero, il piccione blu, gechi diurni, e vegetali come palme, pandano, orchidee. Ma chi regna su questa foresta è sicuramente il cocco di mare, nelle sue varianti maschili e femminili. Queste particolari palme crescono solo qui e sull’isola di Curieuse poco distante. Possono superare i 25 metri d’altezza e toccare i 250 anni di vita. Il frutto può pesare dai 15 ai 22 chili.
Di estensione minore ma con molte palme c’è Fond Ferdinand, situato a sud-est. Anche qui, sentieri che permettono di esplorare agevolmente la foresta. Entrambi i siti prevedono un biglietto d’ingresso, che aiuta a finanziare la ricerca e la conservazione. I traghetti approdano nell’ampia Baie Sainte Anne, mentre i due maggiori villaggi dell’isola sono Anse Volbert a nord e Grand Anse a sud; la principale strada che le collega passa per la Vallée de Mai. La prima, più votata al turismo da spiaggia grazie alla lunga distesa di sabbia bianca; la seconda, più tranquilla, con una scuola superiore, la chiesa e diversi servizi commerciali. Le due perle dell’isola si trovano sui rispettivi versanti verso la punta nord.
Anse Georgette si raggiunge oltrepassando il piccolo aeroporto e attraversando il grande resort Constance Lémuria. Fino a qualche anno fa, la spiaggia non era inglobata nel resort, ma le nuove concessioni l’hanno resa tale. Tuttavia basta richiedere l’autorizzazione – tramite la guest house dove risiedete – per accedervi. Quello che vi si presenterà è uno scenario di rara bellezza, con un mare dalle gradazioni blu, sabbia bianca e colline lussureggianti che chiudono la baia. Sempre nel resort vale la pena di citare e visitare Petite Anse Kerlan. Pochi chilometri da Anse Volbert, la strada tra ripide salite e discese porta ad Anse Lazio: in scenario analogo alla precedente si apre a semicerchio con ottime possibilità per lo snorkeling.
Volgendo lo sguardo al largo vedrete l’isola di Curieuse. Può essere raggiunta con escursioni giornaliere il cui scopo è l’osservazione delle tartarughe giganti di Aldabra – originarie del remoto Aldabra, il secondo atollo corallino più grande al mondo, che non è visitabile se non per spedizioni scientifiche. Queste tartarughe, che si possono osservare anche sulle altre isole, sono seconde per dimensioni solo a quelle delle Galapagos. I maschi possono raggiungere il metro e venti di lunghezza e le femmine circa 90 centimetri. Il peso oscilla tra i 250 e i 160 chilogrammi e possono vivere fino a 200 anni.
È ora di tornare. Il piccolo bimotore volteggia nel cielo che si fa plumbeo sorvolando l’isola di Cousin prima di atterrare a Mahé. Questa piccola nazione d’Africa vi rimarrà nel cuore e nella mente.

(Luciano Perrone)

 

 

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