Razzismo: una limitazione del pensiero

di Raffaele Masto
Tempo di lettura stimato: 2 minuti

Ma il razzismo esiste ancora? Le dichiarazioni di Trump e le recenti vicende in Europa con i migranti e in Italia non possono che far dare una risposta affermativa a questa domanda. Non solo non si può che dare una risposta affermativa, ma bisogna anche dire che ne è permeata la politica e i politici. In Italia, per esempio, esiste e balza nella cronaca di tutti i giorni La schiavitù dei “due euro e mezzo l’ora”, quella che il giovane sindacalista del Mali, Soumayla Sacko, ammazzato pochi giorni fa nel Sud Italia, nella Piana di Gioia Tauro, contrastava. Non si è trattato di un fatto isolato ma di un sistema che ogni tanto produce il morto. Il meridione è ormai da tempo teatro incontrastato di una schiavitù “invisibile” agli occhi di una politica silente, si potrebbe dire connivente. Mafie e Caporalato, la “scure pesante e feroce” che minaccia uomini e donne, migranti senza “dignità alcuna”, continua senza tregua, a distruggere vite.

È il razzismo spietato di questo terzo millennio che oggi facciamo fatica a paragonare al razzismo americano degli anni cinquanta e sessanta, o all’apartheid sudafricano ma che non è molto diverso da quello. I futuri politici e storici come classificheranno i nostri tempi? Come definiranno le dichiarazioni di Salvini sui migranti? Come interpreteranno i respingimenti? E soprattutto come valuteranno quel razzismo che sfrutta i sentimenti di odio (o di paura?) seminati nella gente rispetto agli stranieri che, in questo modo, possono essere pagati una miseria per lavori che nessuno farebbe o che, se fossero fatti da italiani, sarebbero pagati il doppio almeno?

Un grande personaggio come il premio Nobel per la letteratura Wole Soyinka, in questi giorni in Italia, a questo proposito ha detto: “Le persone come Trump (ma noi potremmo aggiungere come Salvini) cercano di puntare sulla limitazione del pensiero e sono una creatura dell’istinto politico che sa come esplorare e far uscire la xenofobia più estrema perché punta sui sentimenti più profondi delle persone. Questo istinto primitivo alla xenofobia è latente oggi come nella storia”.

Un altro grande personaggio dei nostri tempi, Nelson Mandela, disse: “Nessuno nasce odiando i propri simili a causa della razza, della religione o della classe alla quale appartengono. Gli uomini imparano a odiare. Qualcuno lo insegna loro”. Per convenienza, anche politica, aggiungiamo noi.

(Raffaele Masto – Buongiorno Africa)

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