Quando i libri fanno la storia

di Matteo Merletto

Compie 70 anni la rivista Présence Africaine. Insieme con l’omonima editrice e libreria è stata una storica fucina dell’Umanesimo nero.

25 bis, rue des Écoles, nel prestigioso 5° arrondissement, a due passi dalla Sorbona, epicentro del celebre Quartiere Latino di Parigi. È a questo indirizzo che, dal 1962, affaccia la sua vetrina la libreria Présence Africaine, testimonianza di un’esperienza letteraria eccezionale che esordì in riva alla Senna nel 1947.

Tra Camus e Sartre

All’indomani della Seconda guerra mondiale, Parigi brulica di cittadini dei popoli colonizzati che, alla stregua dei fucilieri senegalesi, hanno contribuito alla liberazione della Francia dal giogo tedesco. Venuti dall’oltremare, articolano le loro riflessioni sull’emancipazione dei rispettivi Paesi d’origine, sognano di panafricanismo e discutono sul concetto di negritudine lanciato dal trio di poeti Césaire-Senghor-Damas. In mezzo a quella bell’agitazione, un insegnante di lettere di 37 anni, di origine senegalese, decide di passare dal dibattito sterile all’azione concreta.

Già dal 1942 l’intellettuale senegalese Alioune Diop pensava a uno strumento per «pubblicare – secondo le sue stesse parole – studi africanistici sulla cultura e la civiltà africana; pubblicare testi africani; passare in rassegna opere d’arte o del pensiero riguardanti il mondo nero». E, nel novembre del 1947, esce il primo numero di Présence Africaine. Sulle pagine della nuova rivista, allora bimestrale, figurano le migliori penne francesi antirazziste e anticolonialiste dell’epoca: André Gide, Georges Balandier, Albert Camus, Jean-Paul Sartre… che si alternano alle firme di intellettuali neri e indocinesi.

Non solo libri

Nel 1949, la rivista diviene anche casa editrice, offrendo così uno sbocco ai testi di molti autori, romanzieri, poeti, pensatori dell’Africa e dei Caraibi francesi: Senghor, Césaire, Mongo Béti, Bernard Dadié, Olympe Bhely-Quenum, Sembène Ousmane, Édouard Glissant, Frantz Fanon, Jacques Rabemananjara, Guy Tyrolien, Tchicaya U Tam’si. E nel 1954 pubblica la controversa tesi di Cheikh Anta Diop sul fatto che, passando per l’Antico Egitto, l’Africa nera è la culla della civiltà.

Présence Africaine si ribella all’alienazione dell’Uomo nero. Per questo motivo Alioune Diop dà vita, il 19-21 settembre 1956 alla Sorbona, al 1° Congresso degli scrittori e artisti neri. Obiettivo: «Realizzare l’inventario delle culture nere e analizzare le responsabilità della cultura occidentale nella colonizzazione e nel razzismo». I partecipanti sono chiamati ad apportare il loro contributo di intellettuali alla lotta dei popoli colonizzati per la loro autodeterminazione. L’evento sarà replicato ne 1959 a Roma. E l’anno seguente vedrà un gran numero di Paesi africani ottenere l’indipendenza. Parigi cessa allora di essere il centro delle lotte identitarie degli africani francofoni. Non per questo Présence Africaine smetterà di “irradiarsi” a partire da Parigi: contribuirà al successo del 1° Festival mondiale delle arti nere di Dakar, 1966, e a quello di Lagos nel 1977.

Incubatrice di talenti

Quando Alioune Diop muore, è il 1980, e il mondo è assai cambiato. Anche il mondo dell’editoria. Gli autori africani pubblicano tanto nei loro Paesi d’origine come presso editori francesi quali L’Harmattan. «Anche la presenza degli africani in Francia è strutturalmente cambiata. Se un tempo era costituita da studenti che popolavano il Quartiere Latino, si è poi trasformata in quella dei lavoratori immigrati, più preoccupati della sopravvivenza quotidiana che della cultura, e che risiedono nei quartieri nord di Parigi o in banlieue», osserva James Ngumbu, direttore della rivista online Panafrica International.

Présence Africaine ha tuttavia continuato a essere una sorta di riferimento per il microcosmo intellettuale nero di Parigi e ha tenuto a battesimo diversi importanti scrittori della diaspora africana: «I primi romanzi di Calixthe Béyala, Alain Mabanckou o Fatou Diome sono stati editi da Présence Africaine», ricorda Kpenahi Traoré, una giornalista di Radio France Internationale.

Tener viva l’eredità

Ma è soprattutto la libreria, oggi, a costituire il punto di convergenza di quanti cercano un “classico” della letteratura africana. «È un po’ un luogo di pellegrinaggio che ha visto passare di qui tanti personaggi che hanno segnato la storia politica e letteraria del mondo nero francofono», confessa Suzanne Diop, figlia di Alioune, co-gerente di questa istituzione culturale. «Il pericolo, per Présence Africaine, nell’era di internet e dei social network, è di somigliare a un museo rivolto al passato. Dovrebbe dedicarsi ad animare nuovi dibattiti tra africani», auspica James Ngumbu. Settant’anni sono tanti. Ma al 25 bis di rue des Écoles nutrono il sogno di trasmettere questa bella eredità alle generazioni future.

(Eyoum Nganguè)

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