Il presidente della Guinea Equatoriale, Teodoro Obiang Nguema Mbasogo, ha riconfermato Manuel Osa Nsue Nsua nel ruolo di primo ministro. Secondo quanto si apprende dal portale del governo, nel prossimo esecutivo il numero dei ministeri sarà ridotto, con una composizione a 20 membri per migliorarne l’efficienza.a
All’inizio di giugno, il vicepresidente del Paese, il figlio del presidente Teodoro Nguema Obiang Mangue (Teodorín Obiang), aveva annunciato le dimissioni di tutto il governo guidato dal 2024 da Nsue Nsua, a causa della sua «scarsa efficienza» avendo raggiunto «appena il 10% degli obiettivi prefissati».
In una nota ufficiale del partito al governo (il Partito democratico, o Pdge), pubblicata il giorno dopo le dimissioni, lo stesso presidente Teodoro Obiang muoveva accuse durissime al governo uscente, parlando esplicitamente di una gestione che favoriva la corruzione e l’abuso di risorse statali e di un totale fallimento nella diversificazione economica. Obiang ha però in seguito riassegnato l’incarico a Nsue Nsua, scaricando la responsabilità sui ministri rimossi.
Mentre la presidenza usa la «lotta alla corruzione» come arma politica interna, le testate indipendenti in esilio – a partire da Diario Rombe in Spagna – documentano da mesi il coinvolgimento diretto del primo ministro in gravi dinamiche illecite. Al centro dello scandalo c’è anzitutto il caso Inseso: secondo diversi documenti, l’istituto di previdenza sociale della Guinea Equatoriale avrebbe effettuato pagamenti illeciti a beneficio di network d’affari riconducibili al premier. A questo si sommano le tensioni sulla Bange (la banca nazionale), di cui Nsue Nsua era il potente direttore generale prima di guidare il governo. Il premier è accusato di aver piazzato alleati chiave per mantenere il controllo sui flussi finanziari dell’istituto, mossa che ha scatenato duri e costanti attriti con il vicepresidente Teodorín Obiang per la gestione delle nomine e dei fondi pubblici.



