Niger, niente “Cure salée” per gli allevatori del Sahel

di Celine Camoin
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Lo storico raduno nigerino degli allevatori del Sahel, la “Cure salée”, non potrà tenersi quest’anno come di consueto, ogni mese di settembre. L’annullamento di questo festival culturale e commerciale è stato comunicato dal ministero dell’Agricoltura dell’Allevamento, attraverso una missiva inviata ai governatori delle regioni di Agadez, Zinder, Tahoua e Maradi.

La ragione della cancellazione è legata alle restrizioni imposte dalla lotta alla diffusione del coronavirus, ma anche alla pluviometria eccezionale che ha fortemente danneggiato la campagna agro-pastorale in corso.

La Cure Salée è una grande occasione di ritrovo tra i nomadi del Sahel e le tante comunità tuareg e Peul del Niger, del Mali, dell’Algeria, del Ciad, della Nigeria e della Libia. Rappresenta un crocevia commerciale e un appuntamento con risvolti turistici importanti.

Le tre giornte di festival d’Ingall sono il raduno degli allevatori dopo una lunga transumanza dei greggi, iniziata circa due mesi prima. Al termine di 300 o 400 chilometri di cammino nei pascoli d’erba fresca, il bestiame (capre, dromedari, bovini, ovini) completa la dieta ricca di sali minerali della valle d’Irhazer.  

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