Insieme al Niger anche Mali e Burkina Faso si ritireranno nel 2027 dal trattato istitutivo della Corte penale internazionale (Cpi) al termine di un processo che durerà un anno. La conferma è arrivata ieri dalla stessa Corte, pochi giorni dopo che Niamey aveva inviato una lettera ufficiale di recesso al tribunale.
I tre Paesi dell’Africa occidentale guidati da regimi militari avevano annunciato a settembre le loro intenzioni, denunciando la Cpi come «uno strumento di repressione neocoloniale».
La presidenza dell’Assemblea degli Stati parte dello Statuto di Roma ha reagito alla notizia esprimendo preoccupazione per la decisione. In una dichiarazione ufficiale, ha detto di ritenere che rischi di compromettere gli sforzi internazionali per combattere l’impunità.
L’organo direttivo della Corte ha invitato i tre Paesi dell’Alleanza degli Stati del Sahel (Aes) a riconsiderare la propria posizione e a perseguire un dialogo costruttivo in seno all’Assemblea.
La presidenza ha sottolineato inoltre che il ritiro dallo Statuto di Roma non esonera uno Stato dagli obblighi assunti durante il periodo in cui era parte del trattato. Gli impegni presi prima della data di entrata in vigore del ritiro restano pertanto validi.
L’Assemblea degli Stati Parte della Corte penale internazionale è l’organo di governo e decisionale della Corte. Riunisce i rappresentanti degli Stati che hanno ratificato lo Statuto di Roma e che al momento sono 125. Attualmente è presieduta da Päivi Kaukoranta, con la vicepreasidenza di Margareta Kassangana e Michael Kanu.



