Mine antiuomo, situazione ancora incerta nel Sahel

di claudia

Ad oggi i Paesi inquinati da mine antipersona sono 60. Di questi 33 sono Stati Parte alla Convenzione di Ottawa, 22 sono invece Stati che non hanno ancora aderito alla Convenzione ed altre 5 aree. Inoltre, ci sono 7 Stati Parte che devono fornire informazioni circa il sospetto o la verificata contaminazione da parte di mine improvvisate: Burkina Faso, Camerun, Filippine, Mali, Repubblica Centrafricana, Tunisia, e Venezuela.

Questi i dati snocciolati dalla Campagna italiana contro le mine che ieri ha celebrato l’anniversario dell’entrata in vigore del Trattato di messa al bando delle mine antipersona, conosciuto anche come Convenzione di Ottawa, avvenuta in seguito alla ratifica del Trattato da parte di 40 Stati, il 1° marzo 1999, per porre fine agli effetti indiscriminati di queste armi.

“Quest’anno celebriamo non solo il 24° anniversario dell’entrata in vigore del Trattato di Ottawa, strumento fondamentale del disarmo umanitario, ma anche il 30° anniversario della Campagna Italiana contro le mine, anni in cui ci siamo impegnati affinché il nostro paese riuscisse a compiere un percorso di trasformazione che da produttore di mine (uno dei maggiori) lo portasse ad essere una realtà impegnata, apprezzata e riconosciuta nell’ambito della Mine Action”, ha detto Santina Bianchini presidente della Campagna italiana contro le mine.

“Rinnoviamo fermamente la nostra condanna verso l’uso di mine e munizioni cluster, armi proibite a livello internazionale per il loro devastante impatto sulla vita delle popolazioni civili, in qualunque circostanza e da parte di qualunque attore e lo facciamo non solo con riferimento al conflitto in Ucraina, ma ricordando anche gli altri paesi in cui è stato registrato l’uso di questi semi di morte come il Myanmar o quelli in cui gruppi armati non statali hanno impiegato mine artigianali” ha detto a sua volta Giuseppe Schiavello, direttore della Campagna.

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