Libia, le elezioni non sono mai state distanti come ora

di claudia

La Libia non è mai stata lontana dalle elezioni come lo è ora, con due governi paralleli e tensioni istituzionali che potrebbero sfociare in nuovi scontri armati. A pensarlo è Michela Mercuri, docente di geopolitica del Medio Oriente e analista esperta di Libia, che vede il Paese del Nord Africa reggersi su equilibri sempre più fragili dopo il giuramento del governo guidato da Fathi Bashagha e sostenuto dal parlamento di Tobruk e vicno a Khalifa Haftar.

“Bashagha è stato votato dalla camera e questo ha un suo valore, ma il nuovo esecutivo non ha il riconoscimento di Tripoli” ricorda Mercuri. Il primo ministro del governo di unità nazionale Abdul Hamid Dbeibah, ha infatti più volte fatto sapere di non avere intenzione di lasciare la carica prima del voto e ha invitato i suoi ministri a seguirlo. “Capire cosa accadrà non è semplice perché non sappiamo quanto potrebbe reggere l’assetto attuale”, riflette Mercuri. L’analista però vede probabile nel futuro prossimo un’escalation di violenze tra i gruppi rivali a sostegno delle fazioni che si contendono il potere.

Qualche avvisaglia già c’è stata, come la sfilata di qualche sera fa di alcuni gruppi armati fedeli a Dbeibah per le strade di Tripoli e la chiusura di due grandi giacimenti di petrolio. “Il blocco dei pozzi è una delle principali armi di ricatto delle milizie, già usata nella guerra tra Haftar e Serraj nel 2019, e potrebbe essere uno dei metodi con cui spostare anche adesso l’ago della bilancia da una o dall’altra parte”, afferma Mercuri.

In ogni caso “non siamo mai stati così lontani dalle elezioni come oggi” sostiene l’analista. La colpa, secondo l’esperta, è paradossalmente del fallito voto presidenziale e parlamentare previsto per dicembre 2021, che ha polarizzato le alleanze, causato giochi di potere interni e recrudescenze. Mercuri concorda con molti osservatori nel dire che il processo elettorale voluto dalle Nazioni Unite “è stato troppo calato dall’alto e non cosciente della realtà libica”. L’Onu, che sostiene ancora Dbeibah, ora “sta cercando di ripristinare una roadmap per le urne, ma senza capire prima che governo prevarrà è difficile intavolare una discussione”, rileva la docente.

Secondo Mercuri, inoltre, “una soluzione elettorale dovrebbe essere successiva a una stabilizzazione del Paese”, che in Libia sembra parecchio distante al momento. “Le mancate elezioni hanno modificato assetto libico degli ultimi dieci anni marginalizzando le potenze esterne: se prima c’era una guerra per procura ora il gioco per il potere è intra libico”.

In questo contesto mutato, la Russia mantiene ancora piede in Libia ma è ovviamente ora concentrata sull’Ucraina. “Indiscrezioni con una loro logica – spiega Mercuri – riferiscono che le truppe paramilitari di Wagner che si trovano nel Paese si stiano spostando verso il fronte ucraino e questo renderebbe la posizione russa molto fragile in Libia”.

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