Libia | Alla canna del gas

di Enrico Casale
pompa di petrolio nel deserto
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In Libia, la National Oil Corporation (Noc), la società pubblica che gestisce le risorse petrolifere, ha dichiarato che la chiusura di giacimenti e porti e la conseguente sospensione delle esportazioni di petrolio ha causato al Paese una perdita di oltre 1,6 miliardi di dollari Usa.

«National Oil Corporation conferma che il calo della produzione a seguito del blocco di porti e delle condutture ha portato a una produzione di soli 135.745 barili al giorno, con perdite superiori da 1 miliardo a 1.616.886.132 di dollari», ha dichiarato la Noc, che da quando è iniziata la guerra civile ha trasferito i propri uffici dalla Libia a Malta e trasferisce i fondi nelle casse della Banca nazionale che poi li distribuisce ai governi di Tripoli e di Bengasi.

«Noc rinnova la sua richiesta di revocare i blocchi per consentire alla società di riprendere immediatamente la produzione, per il bene della Libia e dei suoi cittadini», afferma la nota.

Le milizie che rispondono a Khalifa Haftar, l’uomo forte della Cirenaica, hanno recentemente chiuso i porti petroliferi, accusando il governo di Fayez al-Sarraj di utilizzare le entrate petrolifere per sostenere le proprie milizie e acquistare armi all’estero.

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha recentemente adottato la risoluzione n. 2509 per estendere il divieto di esportazione illecita di petrolio dalla Libia, compreso il greggio e i prodotti petroliferi raffinati, fino al 30 aprile 2021.

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