L’Africa sbarca su Netflix

di Marco Trovato
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Il decano Sembene Ousmane, grande scrittore e regista senegalese, dichiarava di fare cinema per educare la sua gente, in gran parte analfabeta. Gaston Kaboré, noto regista del Burkina Faso, sosteneva che gli Africani avevano bisogno di specchiarsi nelle loro immagini. E Idrissa Ouégraogo, dopo aver regalato al mondo i suoi capolavori, pensò fosse l’ora di realizzare produzioni televisive girate in loco per il pubblico africano. Storie piene di humor che raccontavano il quotidiano. Questa sua scelta fu antesignana, seguita poi dall’esplosione di Nollywood, il più fruttuoso mercato africano di cinema, nato in Nigeria con produzione casalinghe non sempre di grande qualità, ma accolte con entusiasmo dagli spettatori.   

Oggi, NETFLIX, il gigante che permette di vedere in streaming film e serie TV originali, divenuto una realtà che ormai interessa decine di milioni di persone, ha deciso di programmare nuove serie totalmente africane, dedicate soprattutto agli Africani.

I generi sono molteplici e attualmente sono in produzione cinque serie, mentre la prima produzione, Queen sono, è già arrivata alla seconda stagione. L’obbiettivo è quello di promuovere gli Africani che vogliono raccontare le loro storie. La responsabile per la creazione in Africa subsahariana, la keniota Dorothy Ghettuba, crede fermamente nel talento degli Africani e quando le si dice che le prime serie hanno uno stile abbastanza hollywoodiano, replica senza batter ciglio che infatti si punta ad un’alta qualità e che le storie non vogliono offrire la visione pietistica di un’Africa eternamente sofferente, ma vogliono garantire un contenuto vario con situazioni diverse.

L’interesse di NETRFLIX per le produzioni africane era già emerso nel 2015 con la distribuzione del film Beasts of No Nation sulla tragedia dei bambini soldato: una coproduzione africana, girata in Ghana, ispirata al romanzo dello scrittore nigeriano Uzodinma Iweala. La serie di animazione Mama K’s Team 4 è la prima totalmente africana: prodotta dai premiati Sudafricani Triggerfish Animation Studios e dalla società dedicata all’intrattenimento per bambini e famiglie nota come CAKE.

La storia segue quattro ragazze adolescenti che vivono in una versione futuristica di Lusaka, città dello Zambia e vengono improvvisamente reclutate da un misterioso agente segreto per salvare il mondo. La sceneggiatura è della scrittrice zambiana Malenga Mulendema, già nel 2015 tra gli otto vincitori del Triggerfish Story Lab, un premio dedicati ai migliori nuovi talenti, sostenuta dagli studios d’animazione di Cape Town e della Walt Disney Company. La sceneggiatrice ha rivelato di essersi ispirata alla sua infanzia e alla sua esperienza con i cartoni animati, quando, crescendo nello Zambia, notava che nessuno dei suoi eroi le somigliasse o vivesse in una realtà simile alla sua: “Nel creare uno show di supereroine ambientato a Lusaka, spero di presentare quattro ragazze forti che salvano il mondo in modo folle e divertente. Voglio soprattutto trasmettere il messaggio che chiunque, da qualunque parte del mondo esso provenga, può essere un supereroe“. I disegni della serie sono stati creati invece dall’artista camerunense Malcom Wope.

Uno dei grandi problemi poteva essere quello linguistico, vista la molteplicità delle lingue coloniali e locali. Per fortuna la scelta di NETFLIX è stata illuminata, poiché gli attori recitano nella lingua materna e in Africa le serie vengono programmate con i sottotitoli.

Per ora i Paesi produttori sono stati Sudafricana, Nigeria e Kenia e non si è ricorso ad attori già conosciuti, per lo più residenti in Europa, ma si è voluto attingere alle nuove generazioni e solo a nuovi talenti.

Sempre Dorothy Ghettuba dichiara che NETFLIX non si preoccupa di come queste serie saranno accolte dal resto del mondo, perché il loro focus è l’Africa.

Ho visto qualche puntata di Queen Sono, una spy story che presenta tematiche interessanti, dal razzismo al neocolonialismo, alla ricerca identitaria. Ambientata principalmente in Sud Africa (ma con un coloratissimo e speziato incipit a Zanzibar) la serie segue le gesta dell’affascinante Queen Sono, agente di un’agenzia segreta, che ha lo scopo di mantenere sotto controllo per quanto possibile i conflitti dell’intera Africa. La storia è piuttosto banale e prevedibile, ma la protagonista è bravissima ed è l’elemento trainante della serie.

Blood and water è ambientata a Città del Capo e parla di un’adolescente, Puleng Khumalo. Sulla scia di serie come Riverdale e Elite, Blood and water mescola le caratteristiche del teen drama con le indagini su un mistero insoluto, la scomparsa della sorella della protagonista Puleng, 17 anni prima. La ragazza, è convinta che Fikile Bhele (la stella del nuoto dell’istituto) sia la sua sorella maggiore, rapita alla nascita e mai conosciuta, se non dai racconti della madre ancora oggi ossessionata dalla figlia perduta. La cornice di una scuola privata per rampolli di buona famiglia garantisce una buona quantità di feste, rivalità e incidenti adolescenziali. Ho trovato la serie visivamente molto curata, con il valore aggiunto di un’ambientazione non comune e di un focus sulle giovani ragazze nere, elementi quasi mai esplorati dalle serie teen internazionali. 

A breve verranno lanciate tre nuove serie: La porta e il cavaliere del re, adattamento cinematografico della pièce firmata nel 1995 del premo Nobel Wole Soyinka; Prudenti come serpenti, ispirata al romanzo della poetessa nigeriana Lola Shoneyin, e Jiva! storia appassionante di una ballerina di strada di Durban. Gli attori sono tutti giovani di talento che recitano nelle lingue madri.

Penso quindi che la strada intrapresa da NETFLIX sia quella giusta, con la speranza che non si occidentalizzi troppo.

(Annamaria Gallone)

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