Italia – Sospese le missioni militari in Niger e Tunisia

di Enrico Casale
militari italiani
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Le missioni militari italiane in Niger e quella in Tunisia sono sospese. In Niger, l’annuncio di un invio di militari italiani ha sollevato tali critiche che il presidente Mahamadou Issoufou ha chiesto al nostro governo di rallentare l’invio del contingente. Rallentamento che, di fatto, si traduce in uno stop. Bloccata anche la partenza dei militari per la Tunisia: la richiesta di 60 uomini era stata fatta dalla Nato, ma il premier Yussef al Shed ha fatto sapere che sarebbe stato meglio evitare di darle seguito e tutto si è fermato.

La missione in Niger era prevista da un’intesa firmata dal ministero della Difesa nigerino Kalla Moutari e dalla collega italiana Roberta Pinotti il 26 settembre 2017 (poi confermata da due lettere il 1° novembre 2017 e il 15 gennaio 2018). L’accordo prevedeva l’invio di un contingente «per l’addestramento per il controllo dei confini». La Camera dei deputati italiana aveva poi inserito la missione nel piano delle missioni all’estero anche se, pochi giorni dopo, la radio francese Rfi rilanciava le perplessità del ministero degli Esteri nigerino con una fonte che sottolinea il fatto di «non essere stati consultati» e soprattutto «non siamo d’accordo».  Secondo indiscrezioni sarebbe  stato il governo di Parigi a fare pressioni affinché il nostro Paese rimanesse fuori dalla Coalizione già presente con Stati Uniti e Germania. Di fronte a queste resistenze interne ed esterne, il capo dello Stato di Niamey ha chiesto a Roma di non inviare al momento i militari. Sul terreno però operano già 40 militari italiani partiti nelle scorse settimane. Rientreranno in Italia?

È stato sospeso anche l’esborso dei circa 5 milioni che l’Italia aveva destinato alla missione in Tunisia. In questo caso si trattava di partecipare con 60 soldati alla missione Nato per «supportare le forze di sicurezza tunisine nella costituzione e messa in funzione del Comando Joint e sviluppare e rafforzare le attività di pianificazione e condotta di operazioni interforze, specialmente nel controllo delle frontiere e nella lotta al terrorismo». Tunisi ha avuto numerosi contatti con Roma spiegando che la presenza dei militari non appariva necessaria, soprattutto tenendo conto degli equilibri interni e della situazione locale. E così si è deciso di soprassedere.

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