In Sud Sudan la crisi sanitaria si aggrava tra guerra e ospedali senza risorse

di Tommaso Meo

Il sistema sanitario del Sud Sudan è gravemente compromesso dopo anni di corruzione, sottofinanziamento e conflitti, con gran parte dei servizi garantiti da organizzazioni umanitarie internazionali e comunque incapace di rispondere ai bisogni di tutta la popolazione.

Secondo i dati riportati dall’Agence France Presse (Afp), oltre l’80% dell’assistenza sanitaria nel Paese è fornita da organizzazioni non governative come il Comitato internazionale della Croce rossa (Icrc) e Medici senza frontiere (Msf), mentre le strutture statali soffrono di una grave carenza di personale, attrezzature e finanziamenti.

La crisi è tale che anche esponenti delle istituzioni ricorrono a cure all’estero. Il governatore dello Stato di Jonglei, Riek Gai Kok, si è recentemente recato a Nairobi, in Kenya, per ricevere cure per un problema di pressione alta, episodio citato da operatori umanitari come esempio del collasso dei servizi sanitari nazionali, riferisce Afp.

Negli ospedali della capitale Juba molti feriti di guerra arrivano in condizioni critiche dopo lunghi viaggi su strade in gran parte non asfaltate. Con appena circa 300 chilometri di strade asfaltate in tutto il Paese, le ferite spesso si infettano prima di raggiungere un medico e le amputazioni risultano frequenti.

Il Sud Sudan presenta alcuni dei peggiori indicatori sanitari al mondo. La Banca mondiale stima un’aspettativa di vita di circa 58 anni, mentre la mortalità materna raggiunge 1.223 decessi ogni 100mila nascite. L’Unicef segnala inoltre che un bambino su dieci muore prima di compiere cinque anni.

Nonostante entrate petrolifere superiori a 25 miliardi di dollari, pari a circa 23 miliardi di euro, dal 2011, solo l’1% del bilancio statale di quest’anno è stato destinato alla sanità. Circa il 92% della popolazione vive inoltre sotto la soglia di povertà.

La crisi sanitaria si inserisce in un contesto di crescente violenza nel Paese. Le Nazioni Unite stimano che oltre 5.100 civili siano stati uccisi e centinaia di migliaia di persone sfollate negli ultimi anni, mentre l’organizzazione avverte che il Sud Sudan rischia di precipitare in una nuova guerra civile su larga scala, dopo il conflitto degli anni 2010 che causò circa 400mila morti.

La stessa Medici Senza Frontiere nell’ultimo anno ha subito 12 attacchi al proprio personale e agli ospedali che supporta, tre di questi si sono verificati nei primi due mesi del 2026. Tre strutture sono state costrette alla chiusura e la scorsa settimamana il team di Msf è stato costretto a evacuare dalla città di d Akobo, nello Stato di Jonglei, a causa dell’avanzata delle forze governative nella zona, lasciando centinaia di migliaia di persone senza accesso ai servizi sanitari essenziali.

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