«Il Sudan non è un Paese di terroristi»

di Enrico Casale
Abdalla Hamdok

Il primo ministro sudanese Abdalla Hamdok ha chiesto la revoca delle sanzioni internazionali contro il suo Paese e ha invitato gli Stati Uniti a rimuovere il Sudan dalla lista dei fiancheggiatori del terrorismo. Il duplice appello è stato fatto  durante il suo discorso all’Assemblea generale delle Nazioni Unite in corso a New York.

«Il popolo sudanese non è mai stato sponsor o sostenitore del terrorismo – ha detto Hamdok -. È stato l’ex regime, a sostenere il terrorismo e il popolo sudanese si è ribellato. Chiediamo agli Usa di rimuovere il Sudan dalla lista e di smettere di punire il popolo sudanese per i crimini commessi in passato». «Speriamo – ha aggiunto – che la nostra richiesta venga accolta e approvata in modo da poter accelerare i nostri sforzi di ricostruzione e per cancellare le tracce degli ultimi tre decenni sotto il regime precedente».

In conclusione, Hamdok ha affermato che Khartum è «impegnato a raggiungere gli obiettivi della rivoluzione, traducendo le nostre legittime aspirazioni in realtà in modo che il Sudan nei tre anni a venire possa riguadagnare il suo posto tra le nazioni civili in linea con la nostra civiltà e la nostra storia».

L’ex leader sudanese Omar Al-Bashir, al potere da trent’anni, è stato deposto da un colpo di Stato l’11 aprile di quest’anno. Lo stesso giorno i manifestanti hanno invaso l’area al di fuori del ministero della Difesa chiedendo il passaggio dal potere militare a quello civile. I mesi successivi al colpo di Stato sono stati caratterizzati da instabilità, proteste e violenze. Il 21 agosto Hamdok, ex vice segretario esecutivo della Commissione economica delle Nazioni Unite per l’Africa, ha prestato giuramento come primo primo ministro post-Bashir del Sudan.

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