Il pericolo di credere – editoriale Africa n°1-2020

di Diego Fiore

di Pier Maria Mazzola

Persecuzione dei cristiani. In Africa. Tema difficile. In primo luogo perché nella storia universale può essere accaduto che in certe persecuzioni si mischiassero o prevalessero moventi poco “religiosi” (economici, di potere… Pensiamo al macro-caso delle “guerre di religione” in Europa e, oggi, a certe Chiese evangelicali dal proselitismo aggressivo). Non va insomma sempre definito odium fidei qualsiasi “fenomeno oppressivo” che bersagli i cristiani. D’altra parte, la persecuzione, che non è soltanto violenza fisica, è un’eventualità inscritta nei vangeli, che quindi ogni battezzato deve mettere in conto.

Per un altro verso, l’Africa, specie quella subsahariana, è sempre stata il dominio della tolleranza, anzi della convivenza, rispettosa e pacifica, di credo diversi.

Eppure è proprio l’Africa, oggi, la prima regione del mondo per crescita di persecuzioni ai danni dei cristiani. Lo documentano recenti rapporti di istituti specializzati tra cui “Aiuto alla Chiesa che soffre” (Acs). Non si tratta, solitamente, di “persecuzione di Stato” né di generalizzata ostilità sociale. Ormai è l’estremismo islamico il primo fomentatore di persecuzioni nel mondo; ed «è soprattutto l’Africa il nuovo fronte del fondamentalismo islamico», leggiamo nel rapporto 2017-19 di Acs. Un dato sintomatico: dei 17 sacerdoti e una religiosa uccisi nel mondo nei primi nove mesi dell’anno passato, 14 hanno bagnato col loro sangue il suolo africano. Dato analogo a quello del 2018: 35 su 40. Un resoconto più globale, non limitato a clero e religiose, indica, per lo stesso anno, il numero di almeno 4305 cristiani nel mondo certamente uccisi per la loro fede; la cifra totale è di almeno centomila per l’ultimo decennio.

Sui 20 Stati citati nel rapporto, 8 sono africani: in Burkina Faso, Camerun, Eritrea, Niger, Nigeria, Repubblica Centrafricana, la situazione è andata visibilmente peggiorando; in Sudan appare stazionaria; in Egitto si sono registrati miglioramenti. Come si può notare, sono Paesi per la maggior parte sotto la morsa di un crescente jihadismo. L’Isis ha trovato una nuova casa in Nigeria, nella Provincia dell’Africa occidentale dello Stato Islamico (Iswap), espressione di Boko Haram. «C’è una chiara agenda – ha affermato il vescovo di Makurdi all’indomani dell’attacco a una chiesa in cui sono stati ammazzati due preti e 17 fedeli – per islamizzare tutte le aree a maggioranza cristiana della Middle Belt nigeriana». E intanto nel Sahel continuano a scorrazzare molti altri gruppi. Dal Burkina Faso giungono testimonianze particolarmente drammatiche. Senza dimenticare padre Pier Luigi Maccalli, rapito in Niger il 17 settembre 2018. Come non bastasse, una scuola che il missionario aveva costruito è stata distrutta l’ottobre scorso, probabilmente dagli stessi sequestratori.

L’Etiopia non è nella lista: i disordini che vi accadono non hanno matrice religiosa; diamo però atto che la Chiesa ortodossa Tewahedo denuncia di essere presa di mira nelle sue istituzioni e fedeli.

In Eritrea non si lamentano morti, ma il regime è di mano pesante. Tra giugno e settembre, Asmara «ha chiuso e confiscato i 22 ospedali cattolici»; c’è poi stata «la chiusura e l’occupazione da parte dell’esercito di quattro scuole cattoliche». «Dopo neanche due mesi dalla diffusione della lettera pastorale dell’episcopato eritreo, un appello per la pace e la riconciliazione nazionale, la Chiesa – ha dichiarato l’Associazione delle Conferenze episcopali dell’Africa orientale (Amecea) – sta affrontando quella che può essere definita persecuzione. Sfortunatamente, in questa guerra contro la Chiesa i più colpiti sono i cittadini poveri».

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