All’ICA di Boston in scena l’arte della migrazione

di Stefania Ragusa
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Per una volta partiamo da lontano. A cosa serve l’arte al netto del denaro (tanto) che smuove e del circo mediatico che le gira intorno? Elsa Morante, in una conferenza divenuta successivamente un libro, affermava che «compito dell’artista è impedire la disintegrazione della coscienza umana nel suo quotidiano e logorante e alienante uso col mondo. Restituirle di continuo, nella confusione irreale e frammentaria e usata dei rapporti esterni, l’integrità del reale o, in una parola, la realtà». Scorrevo il materiale informativo relativo a questa importante collettiva dell’ICA di Boston, dedicata alle migrazioni, e le parole della scrittrice mi sono venute in mente.
La mostra ha un titolo asciutto e al tempo stesso evocativo, come si addice a un testo poetico. E, infatti, When Home Won’t Let You Stay: Migration through Contemporary Art riprende un verso di Warsan Shire, poetessa somalo-britannico che dà voce alle esperienze dei rifugiati. E tutto l’impianto espositivo condivide con il poema di Shire la necessità di dare una piattaforma pubblica e coerente alla varietà di esperienze relative alla migrazione.

Mouna Hatoum, Exodus

I curatori hanno selezionato una quarantina di opere realizzate da artisti di varia provenienza, uniti dal bisogno di intervenire con la concretezza e l’unicità di un gesto creativo su una questione assolutamente centrale, contemporanea e trasformativa. Tra queste ci sono le intricate mappe della Woven Chronicle tracciata dall’artista indiana Reena Saini Kallat (nella foto d’apertura); le valigie protagoniste dell’Exodus di Mouna Hatoum; Incoming, la video installazione a tre schermi del fotografo irlandese Richard Mosse, che ritrae i migranti durante le operazioni di salvataggio in mare e al momento dell’approdo, rielaborando i corpi attraverso filtri e termocamere, creando un effetto straniante e quasi onirico; la recente The American Library dell’anglonigeriano Yinka Shonibare che celebra magistralmente la diversità del popolo americano.

Richard Mosse, Incoming

La realtà della migrazione viene resa da una molteplicità di punti di vista e prospettive geografiche, in un disegno che non si inserisce nel dibattito politico ma ne rivela l’esiguità frammentata. Proprio come Morante avrebbe potuto teorizzare.

Mostra aperta fino al 26 gennaio.

(Stefania Ragusa)

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