Il business dei Baobab africani

di Marco Simoncelli
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Il giovane Taerou Dieuhiou si arrampica a piedi nudi sui grandi alberi di Baobab in Senegal da quando aveva 15 anni, racconta Africanews. Utilizzando una lunga asta di legno rimuove delicatamente i frutti dai rami della pianta.

Fino ad oggi i frutti del Baobab venivano raccolti solo per uso locale, ma grazie a un interessante iniziativa alcuni produttori e fornitori hanno iniziato a proporli all’estero dandogli una nuova immagine che sta avendo successo.

Dentro il verde e duro guscio del frutto di Baobab che dondola dai rami dell’iconico albero africano c’è una pasta amarognola che è diventata un popolare “super food” negli Stati Uniti e in Europa.

Il gruppo Coca Cola, il produttore di yogurt britannico Yeo Valley e la compagnia Costco sono tra grandi brand che hanno già iniziato a vendere prodotti a base di Baobab.

La trasformazione è nata con l’intento di fornire maggiori introiti agli agricoltori africani. Attraverso la cooperativa GIE, Baobab des Saveurs, piccole compagnie di compratori canadesi e australiani hanno iniziato ad acquistare da contadini come Dieuhiou a un prezzo doppio rispetto a quello normale nel paese africano. Le esportazioni sono passate da 50 tonnellate nel 2013 a 450 nel 2017 secondo quanto rivelato dal gruppo industriale African Baobab Alliance. Secondo le previsioni potrebbero arrivare a 5000 tonnellate nel 2025.

Mentre l’incremento della domanda ha aumentato i guadagni degli agricoltori, aumentano le preoccupazioni per la sostenibilità della produzione, in particolare nell’Africa sub sahariana dove gli esperti hanno già lanciato l’allarme per la pianta che sarebbe da considerare a rischio a causa dei cambiamenti climatici. Inoltre, contrariamente a caffé o cacao, il Baobab non può certo essere coltivato in maniera intensiva.

 

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