Il Benin domani al voto, saranno elezioni più inclusive

di claudia

di Valentina Milani

Domani, domenica 8 gennaio, la popolazione del Benin è chiamata alle urne per le elezioni legislative. I beninesi potranno scegliere tra sette partiti che sono in lizza per i 109 seggi dell’Assemblea nazionale, di cui 24 riservati alle donne. Tre di questi partiti dichiarano di essere all’opposizione

Numerosi osservatori concordano sul fatto che queste elezioni, a differenza del 2019, sono più inclusive vista appunto la partecipazione dell’opposizione.
“Con l’introduzione dei partiti di opposizione, oltre a quelli della maggioranza, ci troviamo di fronte a una competizione che si preannuncia più o meno aperta. Ciò significa che, anche solo per i deputati dell’opposizione, essi devono assolutamente raccogliere il 10% per potersi sedere”, ha dichiarato il politologo Guillaume Moumouni , insegnante-ricercatore di scienze politiche, intervistato da Deutsche Welle.

Le ultime elezioni legislative del 2019, segnate da violenze, avevano infatti registrato l’assenza dell’opposizione.

Da un lato, ci sono quattro partiti membri della coalizione che sostiene il presidente Patrice Talon. Si tratta del Blocco Repubblicano, dell’Unione Progressista per il Rinnovamento, dell’Unione Democratica per un Nuovo Benin e del Movimento delle Elites Impegnate per l’Emancipazione del Benin. Sul fronte dell’opposizione: I Democratici (Les Démocrates), il partito Forces Cauris pour un Bénin Emergent e il Mouvement Populaire de Libération (Mpl).

A dominare la scena dell’opposizione sono i Democratici (Les Démocrates) dell’ex presidente Thomas Boni Yayi. Presenza contestata fino a poco tempo fa e che segna la svolta rispetto alle ultime legislative. Presenza, inoltre, che potrebbe mettere in difficoltà il Blocco Repubblicano, il partito del movimento presidenziale con il più forte radicamento nel Nord.

I Democratici promettono un cambiamento: “Le cose devono cambiare. Il popolo deve poter tornare a sorridere. Il Blocco Repubblicano è stato dietro al governo per sette anni. Up [il partito Unione Progressista, n.d.r.] è diventato Upr [Union Progressiste le Renouveau] ed è rimasto con il governo. Ora, ci si chiede cosa possano cambiare…”.

Da parte del Blocco Repubblicano, l’attenzione si concentra maggiormente sulla valutazione dei deputati sulle riforme attuate. A margine di un incontro mercoledì sera a Parakou, il deputato Rachidi Gbadamassi, candidato del Blocco Repubblicano nell’ottava circoscrizione, si è mostrato fiducioso, secondo quanto riportato da Rfi: “Che tipo di cambiamenti? Cambiamenti nell’improvvisazione? Noi, deputati del Blocco Repubblicano, abbiamo legiferato nell’interesse generale. Sapete, sono nell’Assemblea Nazionale da quasi vent’anni. Cosa prevarrà? È la speranza politica che prevarrà”.

Al di fuori della cerchia dei grandi favoriti alle elezioni, ci sono tre partiti. Due appartengono alla maggioranza presidenziale, l’Unione democratica per un nuovo Benin (Udbn) e il Movimento delle élite impegnate per l’emancipazione del Benin (Moele-Benin). Il terzo, dell’opposizione, è il Mouvement populaire de libération (Mpl).

Radio France Internationale riferisce, tramite il suo corrisponente, che questi partiti “minori” sono presenti e attivi come gli altri nella campagna elettorale, quindi non vanno considerati come “piccoli partiti”.

La principale promessa del partito di opposizione Mpl ,guidato da Sabi Korogoné è quella di proporre un’altra versione della legge sulle assunzioni. Il partito Moele-Bénin, guidato dall’ex sindacalista Jacques Ayadji, che Patrice Talon ha nominato direttore delle infrastrutture, punta invece sul fatto che il 33% della sua lista sarà composto da donne e candidati con disabilità fisiche. Promette inoltre di “Contribuire all’amnistia di coloro che sono stati coinvolti in atti di violenza durante le elezioni”.

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