Greggi, sementi e smartphone: la tecnologia a servizio di contadini e allevatori

di Matteo Merletto
Greggi, sementi e smartphone: la tecnologia a servizio di contadini e allevatori

L’agricoltura e l’allevamento sono settori chiave per l’Africa. Il 30% del Pil del continente deriva dal settore primario. Ma il dato sorprendente è che proprio dall’agricoltura dipende ancora il sostentamento del 70% della popolazione, con picchi del 90% in nazioni quali Etiopia e Burkina Faso. Le potenzialità agricole del continente però non sono sfruttate al meglio se si pensa che, dei 500 milioni di ettari di terre arabili, meno della metà sono coltivate. In Africa si trova il 70% delle terre arabili non ancora sfruttate del mondo.

Settore in crisi

L’agricoltura africana sconta gravi ritardi. In molti Paesi, si coltiva con sistemi arcaici che offrono produttività pari a quelle dei tempi degli antichi Romani. È mancato l’ammodernamento. Per soddisfare la crescita della domanda (imposta dal forte incremento demografico), piuttosto che investire in macchinari, nuove sementi e nuovi fertilizzanti, si è preferito ricorrere all’importazione di derrate. Negli anni Sessanta si importavano 5 milioni di tonnellate di cereali; oggi, 50 milioni. A ciò si aggiungono l’instabilità politica e i piani strutturali imposti dalle grandi istituzioni economiche che, prescrivendo liberalizzazioni, svalutazioni, privatizzazioni e deregolamentazioni, hanno “tagliato le gambe” ai piccoli produttori agricoli.

Sono poi mancati gli investimenti nella ricerca. In Africa, oggi, ci sono 70 ricercatori per milione di abitanti, contro i 340 dell’Asia e i 550 dell’America Latina. Di fronte a tali difficoltà, computer e smartphone potrebbero però far compiere all’agricoltura quel salto che non è stato fatto in passato. Oggi, circa 340 milioni di africani (un terzo della popolazione) si collegano quotidianamente al web. Una percentuale bassa rispetto agli altri continenti, ma il settore informatico africano sta conoscendo un forte sviluppo. Ogni anno gli utenti di internet crescono del 10% e si calcola che, entro il 2020, in Africa circoleranno, oltre ai personal computer, più di mezzo miliardo di smartphone e di tablet. Una rivoluzione tecnologica e sociale che già oggi fa intravedere le sue potenzialità.

Il futuro in mano

Sono già numerose le app che aiutano i contadini africani. In Kenya, per esempio, è attiva M-Farm, una piattaforma che permette ai coltivatori di conoscere in tempo reale i prezzi correnti delle derrate agricole e li aiuta a mettersi in contatto con i fornitori. Così, senza intermediari, possono acquistare con sconti significativi fertilizzanti e sementi. Sempre in Kenya, l’applicazione Kuza Doctor consente agli agricoltori di ricevere informazioni su crescita delle colture, condizioni del suolo, qualità delle sementi e uso dei fertilizzanti. Una app simile è usata nelle campagne del Camerun: si chiama Agro Hub e fornisce informazioni quotidiane per migliorare la resa dei loro terreni. Il web aiuta anche gli allevatori. In Botswana, per esempio, grazie a Modisar i proprietari di bovini possono ricevere consulenze zootecniche e finanziarie, ottimizzando in questo modo la gestione del bestiame. In Kenya, un agricoltore ha messo a punto l’applicazione i-Cow: funziona sui telefoni cellulari e invia (via sms o web) agli allevatori informazioni su come raccogliere e conservare al meglio il latte, ma anche sulle migliori pratiche nel settore lattiero- caseario.

In Nigeria la start up Farmcrowdy ha lanciato una piattaforma web (www.farmcrowdy.com) per mettere in contatto le aziende agricole locali con potenziali finanziatori, che oggi investono nelle imprese dei contadini e ricevono la metà degli utili. Un altro programma per smartphone, Vet Africa, è invece usato in Tanzania per diagnosticare le malattie delle mandrie e suggerire farmaci adatti. «Nei prossimi anni – spiegano gli analisti della Fao – queste applicazioni aumenteranno di numero e miglioreranno in qualità. Se oggi l’agricoltura contribuisce per circa 100 miliardi di euro al Pil africano, potenzialmente, grazie a internet e agli smartphone, la produttività potrebbe aumentare di tre miliardi di euro ogni anno. Un incremento del 3% che potrebbe rappresentare una svolta per l’economia africana».

(Enrico Casale)

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