Gli africani più influenti del 2020, coronavirus oblige

di Celine Camoin
Ghebreyesus
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A fare da filo conduttore nella classifica 2020 dei 100 africani più influenti stilata dalla rivista francofona Jeune Afrique, è l’assoluto protagonista dell’anno, la pandemia di covid-19.

Non a caso troviamo sul primo gradino del podio il biologo etiope Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) e primo africano ad occupare la poltrona. La sua influenza sulle decisioni politiche ed economiche mondiali, la sua esposizione mediatica, nelle reti mainstream e nei social network, nonché il suo percorso, hanno fatto di lui la personalità africana più influente nell’inedito contesto che il mondo sta attraversando. «È ancora troppo presto per dire se Ghebreyesus ha gestito bene o male la pandemia» precisano gli autori della classifica, frutto di sei mesi di lavoro, «ma l’anno 2020 rimarrà quello del coronavirus e sta di fatto che in prima linea c’è un africano, perché eletto nel 2017 alla guida dell’Oms». Nel ritratto dell’ex ministro della Sanità e degli Esteri di Addis Abeba, la rivista francese sottolinea quanto Ghebreyesus sia stato lodato per la sua reattività, ma allo stesso tempo criticato da molti per la sua lentezza e la sua presunta compiacenza nei confronti della Cina.

In seconda posizione troviamo un africano habitué dei primi posti in classifica, l’uomo d’affari nigeriano Aliko Dangote, businessman più ricco del continente, capofila di un conglomerato cresciuto sulle fondamenta della produzione di cemento. Anche in questo caso la pandemia di covid-19 è stata determinante per il miliardario, bloccato a Lagos, ma molto reattivo nella battaglia contro l’impatto di questo dramma. Ai primi di marzo, insieme alla Banca centrale della Nigeria, Dangote ha lanciato una coalizione del settore privato per organizzare la risposta nel proprio Paese.

È una donna, nigeriana anche lei, la terza leader africana più influente del mondo. Ex ministra delle Finanze, Ngozi Okonjo-Iweala è in gara per diventare direttrice dell’Organizzazione mondiale del Commercio (Omc/Wto), una candidatura di cui si è parlato molto nelle ultime settimane e che potrebbe coronare l’ambizione di vedere per la prima volta una donna africana alla guida dell’organizzazione che decide le regole del commercio internazionale. Attuale presidente dell’Alleanza Gavi, alleanza internazionale a favore dei vaccini, che riunisce protagonisti dei settori pubblici e privati fra cui l’Oms, la Banca Mondiale e la Fondazione Bill e Melinda Gates,  Ngozi Okonjo-Iweala è anche membro del consiglio d’amministrazione di Twitter e co-presidente della commissione mondiale per l’economia e per il clima.

Non mancano nella ‘top 10’ due degli uomini d’affari più potenti del continente africano, l’altro nigeriano Tony Elumelu, spesso definito il miliardario filantropo, e l’egiziano Naguib Sawiris, padrone del gruppo Orascom, il primo datore di lavoro del settore privato in Egitto. Il sesto africano più influente, in base ai criteri della rivista, è il cantante nigeriano Burna Boy, pseudonimo di Damini Ebunoluwa Ogulu, nato a Port-Harcout nel 1991. La star dell’afrobeat, dall’ego smisurato, è salito al primo posto nella classifica dei 15 migliori artisti dell’Africa sub-sahariana della rivista statunitense Billboard, forte di un record di visualizzazioni sui social network.

Ancora per via dell’impegno nella lotta coronavirus e alle sue conseguenze, tra le 10 personalità più influenti finiscono in classifica il ministro della Sanità sudafricano Zweli Mkhize e il ministro marocchino dell’Industria e del commercio Moulay Hafid Elalamy.

Chiude la classifica, al centesimo posto, una delle manager africane più conosciute, soprattutto a causa delle vicende giudiziarie di cui si ritrova protagonista contro lo Stato angolano: si tratta di Isabel dos Santos, figlia dell’ex presidente José Eduardo dos Santos, il capo di Stato che ha tenuto le redini del potere per ben 38 anni, fino al 2017. La corruzione dilagata nell’era Dos Santos era già nota, ma sono stati i “Luanda Leaks”, rivelazioni basate su inchieste giornalistiche, ad accendere i riflettori mondiali, all’inizio dell’anno, sulle manovre attribuite al clan presidenziale e sull’impero finanziario della «principessa» Isabel.

È solo la seconda volta che Jeune Afrique lavora a una classifica di 100 personalità africane influenti, partendo da una preselezione che comprende politici, economisti, star dello show business, campioni sportivi, influencer, o ancora attivisti della società civile. Lo scorso anno, erano stati nominati a primo posto ex aequo il popolo algerino e il dottor congolese Denis Mukwege, Premio Nobel per la pace. Da diversi anni il New African Magazine, con sede a Londra, pubblica una sua classifica dei 100 africani più influenti. La pubblicazione statunitense Forbes, dal canto suo, è nota per la classifica degli africani più ricchi.

(Céline Camoin) 

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