Giovanni Pigatto | Botswana al voto

di Enrico Casale
elezioni in botswana

Il Botswana è uno dei Paesi più stabili dell’Africa australe. È una democrazia affermata. Queste saranno elezioni vere ed è difficile prevedere chi vincerà

I cittadini del Botswana sono chiamati a votare per rinnovare l’Assemblea Nazionale, l’organo legislativo che eleggerà anche il Presidente. Fin da subito è bene dire, per sgombrare il campo da qualsiasi pregiudizio, che queste saranno elezioni vere ed è difficile prevedere chi vincerà.

Il Botswana è uno degli Stati più stabili dell’Africa australe, con una storia democratica relativamente lunga rispetto ai Paesi vicini (basta pensare alle lunghe dittature che hanno caratterizzato Zimbabwe, Mozambico o la stessa situazione del Sudafrica). Queste saranno le dodicesime elezioni democratiche che potrebbero eleggere il quinto presidente, qualora l’incumbent non riuscisse a farsi rieleggere.

Nel 1966, anno in cui avvenne un’indipendenza dal Regno Unito gestita in modo, tutto sommato, pacifico (questo Stato fa ancora parte del Commonwealth), il Botswana era il terzultimo Paese più povero e arretrato del mondo, con solo dodici chilometri di strade asfaltate. Il primo presidente eletto, Seretse Khama, iniziò un processo di ammodernamento che portò il Botswana ad avere l’economia con la crescita più veloce tra gli anni Sessanta e Ottanta.

Oggi, una delle figure chiave della politica del Botswana è il figlio di Seretse, Ian Khama, che ha concluso il suo mandato da presidente un anno fa dopo essere stato in carica per dieci anni. Gli è succeduto il suo vicepresidente, Mokgweetsi Masisi, che ora si presenta alle elezioni per ricevere il mandato elettorale per governare altri cinque anni. Tuttavia, nel suo anno e mezzo di governo, ha perso l’importante appoggio della famiglia Khama, e per questo la sua rielezione non è più scontata come poteva esserlo fino a qualche mese fa. Se Masisi non riuscisse ad essere rieletto, questa sarebbe la prima sconfitta del Botswana Democratic Party, che ha vinto tutte le elezioni nella storia del Paese indipendente.

 

Alle scorse elezioni del 2014, come dicevamo, è stato riconfermato senza sorprese Ian Khama, leader del Bdp.
Il suo principale sfidante è stato Duma Boko, a capo dell’Umbrela Democratic Party che ha ottenuto un buon 30% di voti. L’Udp non è un vero e proprio partito, ma un’alleanza che raggruppa in sé alcuni degli storici partiti di opposizione come il Botswana National Front e il Botswana People’s Party, e in questa tornata elettorale cercherà di essere competitivo in tutti i collegi uninominali, anche con l’aiuto del Botswana Congress Party che è confluito nell’alleanza a febbraio del 2017 e che nel 2014 aveva ottenuto circa il 20% dei consensi.

 


 57 dei 63 membri dell’Assemblea Nazionale sono eletti in collegi uninominali relativamente piccoli, mentre dei restanti sei, quattro sono nominati direttamente dal presidente come una specie di piccolo premio di maggioranza, un seggio spetta allo stesso presidente e uno al procuratore generale.

In Botswana vige un sistema monocamerale che non prevede una camera alta, ma esiste un organo consultivo che si chiama Ntlo ya Dikgosi (in lingua tswana letteralmente Casa dei Capi): è composto da 35 membri, otto di questi sono i capi delle principali tribù, 22 sono eletti indirettamente in alcuni territori e rimangono in carica sette anni, mentre i restanti cinque sono nominati dal presidente.

Il presidente, infine, è eletto a maggioranza dall’Assemblea Nazionale e la Costituzione prevede che può rimanere in carica per massimo dieci anni, ovvero due legislature del parlamento. Un sondaggio condotto da Afrobarometer tra luglio e agosto di quest’anno su 1200 casi ha fatto emergere che ancora la maggioranza relativa di chi dichiara di andare a votare voterebbe per il partito di governo, sebbene sia solo il 44%. Sarà determinante la distribuzione del voto, dal momento che vincerà chi riuscirà a ottenere il maggior numero di vittorie nei collegi uninominali.

Evidentemente non più in una posizione di forza, il presidente uscente Masisi ha concentrato tutta la sua campagna elettorale in eventi di massa in molte località del Botswana e ha puntato molto sui social network, con l’obiettivo di raggiungere l’elettorato più giovane che è sempre più numeroso in questo Paese in via di sviluppo. Strategicamente ha scelto di partecipare a un solo confronto televisivo con gli altri candidati solo pochi giorni fa, ma in molti si chiedono se questo possa giovargli o se possa essere vista come una scelta poco coraggiosa che vada ad inficiarne la fiducia da parte degli elettori.

L’opposizione punta molto sull’ancora alto tasso di disoccupazione, che sfiora il 20%. In un territorio che dipende molto dall’estrazione di metalli e pietre preziose, la chiusura di una importante miniera di nickel nella città di Selebi Phikwe ha gettato acqua sul fuoco e ha lasciato campo libero allo sfidante Duma Boko su questo tema.

E poi c’è la questione elefanti, che è entrata prepotentemente nel dibattito pubblico, ed è stata terreno di scontro tra i candidati. Nel 2014, l’allora presidente Ian Khama ha posto un veto severissimo sulla caccia agli elefanti, permettendo all’esercito di sparare su eventuali bracconieri colti in flagranza di reato. Il Botswana ospita il maggior numero di elefanti africani, stimati in un numero che si avvicina alle 130 mila unità, e questi sono una delle maggiori attrazioni per i molti turisti in cerca di un safari. Tuttavia, l’abolizione della caccia all’elefante ha sollevato non poche perplessità da parte di chi sostiene che troppi elefanti possano essere dannosi per le popolazioni locali che hanno da sempre fatto della caccia un sistema di autoregolazione dell’ecosistema. Quando Masisi è diventato presidente, ha reintrodotto il permesso di cacciare l’elefante, ottenendo l’appoggio degli abitanti delle zone rurali che si vedevano i raccolti spesso distrutti dai pachidermi.

Basterà questo a garantirgli la vittoria?

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giovanni pigattoGiovanni Pigatto. Una passione per la politica e per la storia. Scrive di Africa e cura il podcast Ab origine su storia, politica e società del continente nero. Una laurea in lettere moderne a Trento e tanta voglia ancora di imparare…

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