Il Tribunale speciale sudanese per la lotta al terrorismo e ai crimini contro lo Stato ha formalmente incriminato il comandante delle Forze di sostegno rapido (Rsf), Mohamed Hamdane Dagalo, noto come “Hemedti”, insieme a due dei suoi fratelli e a tredici altri imputati. Le accuse, formulate in contumacia, comprendono genocidio, crimini di guerra, crimini contro l’umanità e omicidio dell’ex governatore del Darfur occidentale, Khamis Abdullah Abkar.
Secondo un comunicato diffuso dalla procura e ripreso da Radio France Internationale (Rfi), i giudici di Port-Sudan ritengono che gli imputati abbiano pianificato e diretto l’attacco alla città di El-Geneina, commettendo “atrocità contro i civili e i loro beni”. In particolare, al comandante delle Rsf nel Darfur occidentale, Abd al-Rahman Jumaa, è attribuita la responsabilità diretta dell’omicidio del governatore e del fratello, nonché di atti di genocidio contro la popolazione masalit, alcuni dei quali sarebbero stati sepolti vivi.
Il massacro di El-Geneina, avvenuto il 15 aprile 2023, ha provocato la morte di centinaia di civili e lo sfollamento di decine di migliaia di persone verso il vicino Ciad. La comunità masalit, bersaglio principale delle violenze, ha denunciato esecuzioni sommarie, torture, stupri e saccheggi. L’ex governatore Abkar è stato ucciso il 14 giugno 2023, poco dopo essere stato arrestato dalle Rsf, che hanno diffuso un video del suo corpo martoriato.
Il tribunale ha affermato che le accuse sono state formulate sulla base di prove documentali e testimonianze giudicate solide, pur in assenza degli imputati e della loro difesa. Tra i dodici testimoni ascoltati figura anche il sultano dei Masalit, Saad Bahr Eddin.
La guerra in Sudan è scoppiata nell’aprile 2023 a seguito di una rottura irreparabile tra l’esercito regolare, guidato dal generale Abdel Fattah al-Burhan, e le Rsf di Hemedti. Il conflitto ha rapidamente assunto dimensioni nazionali, coinvolgendo numerose regioni tra cui Khartoum, il Darfur e il Kordofan, e aggravando una crisi umanitaria già profonda. Le ostilità hanno provocato oltre 14.000 morti, milioni di sfollati interni e rifugiati nei Paesi limitrofi. Numerosi rapporti delle Nazioni Unite e di organizzazioni per i diritti umani denunciano l’uso sistematico della violenza contro i civili, in particolare nel Darfur, dove sono stati documentati episodi di pulizia etnica.



