Etiopia, stop alla diffusione delle armi

di Marco Trovato
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Le armi in mano ai privati sono una piaga dell’Etiopia. E la violenza etnica che attraversa il Paese ne è un segno. Per questo il Parlamento dell’Etiopia ha approvato una legge proprio con lo scopo di limitare il diffondersi di armi leggere. Il primo ministro Abiy Ahmed, inoltre, ha messo in atto una campagna di sequestri massicci di questi strumenti di morte. Nell’aprile scorso Abiy aveva reso noto i dati di questi sequestri: 21 mitragliatrici, oltre 33mila pistole, 275 fucili e 300mila proiettili in diverse parti del Paese del Corno d’Africa rispetto all’anno precedente. A ottobre le forze di sicurezza hanno sequestrato ulteriori 2221 pistole e 71 fucili d’assalto kalashnikov a Gonder, nella regione dell’Amhara, una delle aree particolarmente colpite dal conflitto etnico, secondo i media nazionali. I fucili erano stati introdotti clandestinamente nel Paese in camion arrivati dal Sudan. La diffusione delle armi di piccolo calibro è stata in parte attribuita a centinaia di uccisioni in vari conflitti etnici negli ultimi due anni che hanno provocato lo sfollamento di oltre 2,7 milioni di persone. Abiy, che è salito al potere nel 2018, ha attuato ampie riforme liberali apprezzate a livello internazionale. Un fatto certamente rilevante che, tuttavia, ha acuito le tensioni represse da tempo tra i numerosi gruppi etnici del Paese. La nuova legge prevede che ogni regione stabilisca un’età legale per la proprietà delle armi, ha affermato il parlamentare Tesfaye Daba, limitando al contempo il numero di armi da fuoco che un individuo può possedere. Le violazioni potrebbero portare a tre anni di reclusione, secondo la nuova legislazione. Sarà vietato anche il commercio privato di armi e consentirà solo a determinate istituzioni governative di importare armi. Coloro che si sono trovati coinvolti nel traffico di armi dovrebbero affrontare una pena detentiva da 8 a 20 anni.

Nella foto di Eric Lafforgue due uomini Dassanech coi loro fucili a Omorate, nella Valle dell’Omo, sul Sud dell’Etiopia, terreno di scontro tra le popolazioni che si contendono pascoli, mandrie e risorse idriche

 

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