Etiopia, 300 ebrei volano verso Israele

di Enrico Casale
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Altri 300 ebrei etiopi sono tornati in Israele. Ieri, 3 dicembre, sono atterrati all’aeroporto Ben Gurion. Molti di loro erano vestiti con abiti tradizionali e alcune donne tenevano in braccio bambini mentre alcune sventolavano bandiere e si fermavano a baciare il terreno all’arrivo. Insieme a loro c’era Pnina Tamano-Shata, prima donna etiope a entrare in un governo israeliano. La ministra si era recata in Etiopia per unirsi a loro sul volo.

Dopo le operazioni Mosé e Salomone che, negli anni Ottanta e Novanta, fecero arrivare dall’Etiopia (allora governata da Manghistu Hailé Mariam) migliaia di ebrei della comunità etiope (beta israel), Israele non aveva più organizzato rimpatri così massicci. Nel 2015, il premier Benjamin Netanyahu aveva però promesso di riunire centinaia di famiglie etiopi di discendenza ebraica rimaste divise tra i due Paesi. Da allora gli attivisti della comunità hanno accusato il governo di non fare molto per dare attuazione a questa iniziativa. Poi le operazioni di rientro hanno avuto un’accelerazione e sono riprese.

Molti tra chi è rientrato sono, in realtà, falashmura, cioè ebrei che in passato si sono convertiti al cristianesimo. Non sono quindi considerati ebrei a tutti gli effetti. È permesso loro l’accesso in Israele unicamente per riunirsi alle loro famiglie emigrate in precedenza.

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